La crisi sanitaria che nessuno aveva previsto

Un nuovo studio americano sta rivoluzionando i parametri della salute, e le implicazioni economiche per farmaceutica e welfare sono enormi

by Davide Cannata
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La crisi sanitaria che nessuno aveva previsto

Un nuovo studio americano sta rivoluzionando i parametri della salute, e le implicazioni economiche per farmaceutica e welfare sono enormi

Il numero che emerge dalle nuove analisi è tanto semplice quanto sconvolgente: sette adulti su dieci sarebbero oggi classificabili come obesi, se si applicano i criteri rivisti pubblicati su The Lancet e utilizzati dai ricercatori del Massachussetts General Hospital di Boston. Lo studio, condotto su un campione di 300.000 cittadini statunitensi e pubblicato su Jama Network Open, è una rivoluzione nella percezione dell’obesità come fenomeno sanitario e, soprattutto, come questione economica di portata globale.

Un’epidemia. No, di più: una crisi globale, le cui proporzioni potrebbero essere molto più estese rispetto a quelle già macroscopiche di oggi, se ovunque fossero adottati i criteri proposti a inizio anno dalla commissione sul diabete di Lancet, approvati da 76 società scientifiche. Le nuove indicazioni prevedono infatti, per definire una persona obesa, una valutazione dei parametri antropometrici da aggiungere a quella classica dell’indice di massa corporeo o Bmi e, in particolare, un calcolo della circonferenza della vita, del suo rapporto con l’altezza e di quello con la lunghezza del femore.

L’impatto potenziale di questa ridefinizione è enorme. Se la prevalenza dell’obesità passasse dal 40% al 70%, il sistema sanitario americano – e per estensione quelli dei Paesi avanzati – dovrebbe ricalibrare completamente i propri modelli di spesa, dai costi diretti per cure e farmaci ai costi indiretti legati a produttività, pensioni e assicurazioni.

E l’Italia, primo paese al mondo a riconoscere l’obesità come patologia, dovrà decidere molto presto come regolarsi.

Una popolazione più obesa significa più malattie croniche, più assenze dal lavoro, maggiore domanda di assistenza e, quindi, un peso crescente sui bilanci pubblici e sulle politiche del welfare.

La crisi genera mercato

Ma ogni crisi, nel mondo economico, genera un mercato. E in questo caso, le grandi aziende farmaceutiche si stanno già muovendo per intercettare quella che potrebbe essere la nuova frontiera della medicina personalizzata. Le terapie anti-obesità di nuova generazione – basate su farmaci mirati come gli agonisti GLP-1 e su piattaforme di intelligenza artificiale in grado di costruire piani nutrizionali e farmacologici su misura – rappresentano oggi uno dei segmenti più promettenti per l’industria. I colossi del settore, da Novo Nordisk a Eli Lilly, stanno investendo miliardi di dollari per ampliare la gamma dei trattamenti, spinti da una domanda potenziale senza precedenti.

A rendere la situazione ancora più complessa è la distinzione introdotta dallo studio tra diversi tipi di obesità, alcuni dei quali “preclinici”. Questo significa che milioni di persone oggi considerate solo “in sovrappeso” rientrerebbero presto in una categoria medica che richiede attenzione, monitoraggio e, di conseguenza, consumo di farmaci o servizi sanitari. Per gli investitori, si apre così un mercato in rapida espansione; per i sistemi pubblici, una sfida di sostenibilità che potrebbe ridefinire la spesa sanitaria del prossimo decennio.

Gli anziani i più colpiti

Gli anziani, secondo i ricercatori, sarebbero i più colpiti: quasi l’80% degli over 70 rientrerebbe nei nuovi parametri di obesità. Questo dato, oltre a sollevare interrogativi sanitari, ha risvolti economici diretti. L’aumento della fragilità nelle fasce più anziane impatta su pensioni, fondi sanitari e assicurazioni sulla vita, costringendo le istituzioni finanziarie a ripensare modelli di rischio e aspettative di longevità.

La ridefinizione dell’obesità è un cambiamento strutturale con implicazioni economiche e industriali profonde. Se la salute diventa la nuova variabile macroeconomica del XXI secolo, il peso – letteralmente parlando – del corpo collettivo delle società occidentali potrebbe determinare l’equilibrio dei sistemi sanitari e quello dei mercati globali.

A cura di Dario Lessa

 

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