La laurea si paga a rate: esplodono i prestiti universitari

Il Fondo Studio della Consap registra un record di domande grazie alle garanzie statali e alla riforma delle regole

by Dario Lessa
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La laurea si paga a rate: esplodono i prestiti universitari

Il Fondo Studio della Consap registra un record di domande grazie alle garanzie statali e alla riforma delle regole

L’università italiana sta vivendo un nuovo cambiamento, trasformando l’accesso agli studi superiori in un investimento finanziario graduale per migliaia di giovani aspiranti professionisti. Studiare negli atenei italiani, frequentare un master prestigioso o specializzarsi all’estero richiede oggi risorse economiche crescenti che molte famiglie faticano a sostenere subito. Per evitare di gravare sui bilanci domestici, un numero sempre maggiore di studenti sceglie la strada dei finanziamenti garantiti dallo Stato per coprire le proprie spese formative.

I dati recenti confermano questa tendenza, evidenziando ben 1.014 richieste di finanziamento presentate in poco più di due mesi attraverso il Fondo Studio. Gestito dalla Consap per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, questo strumento garantisce fino al 70% della somma erogata dalle banche ai giovani meritevoli. Le domande provengono in prevalenza da regioni del Mezzogiorno come Sicilia, Campania e Puglia, coinvolgendo iscritti a corsi triennali, magistrali, ITS Academy e percorsi internazionali.

La riforma del Decreto Interministeriale

Questo boom improvviso deriva direttamente dall’entrata in vigore del Decreto Interministeriale di riforma, pubblicato all’inizio dell’anno in Gazzetta Ufficiale per digitalizzare le procedure. La normativa aggiornata garantisce tetti di spesa più alti, consentendo agli studenti di richiedere fino a 15mila euro all’anno per un totale complessivo di 50mila euro. La cifra massima prestabile sale addirittura a 70mila euro per chi sceglie di frequentare corsi di studio accreditati oltre i confini nazionali.

Per accedere alle risorse, il sistema richiede requisiti di merito ben precisi, tra cui un punteggio minimo di 75/100 alla maturità o 100/110 alla triennale. Il piano di rimborso prevede un periodo di preammortamento di trenta mesi dall’ultima rata, seguito da una restituzione dilazionata tra i tre e i quindici anni. Attualmente sono otto le banche aderenti all’iniziativa, ma la convenzione con Cassa Depositi e Prestiti punta a raggiungere oltre 200mila studenti nei prossimi anni.

Il modello italiano e gli standard internazionali

Il modello italiano tenta così di avvicinarsi agli standard internazionali, dove il prestito d’onore rappresenta una consuetudine consolidata per milioni di giovani universitari. «Negli Stati Uniti il debito studentesco globale raggiunge la cifra record di 1.810 miliardi di dollari, con un’esposizione media individuale che supera i 37mila dollari». Il Regno Unito detiene invece il primato europeo per indebitamento pro-capite, registrando nel 2025 una media di 53mila sterline a carico di ciascun laureato inglese.

L’Europa presenta tuttavia sfaccettature differenti, spaziando dai Paesi Bassi con 29 miliardi di debito totale al welfare protettivo tipico delle nazioni scandinave. «In Norvegia e Danimarca la formazione rimane gratuita, anche se la metà degli studenti richiede piccoli prestiti per sostenere l’elevato costo della vita». L’Australia adotta invece un modello basato sul reddito effettivo, consentendo di restituire il debito medio di 27.640 dollari locali solo al superamento di precise soglie salariali.

Il panorama tracciato dagli ultimi dati dell’Ocse evidenzia come l’Italia stia muovendo i suoi primi passi verso un sistema di credito accademico strutturato. Rispetto alle cifre inglesi o americane, l’importo massimo previsto nel nostro Paese appare ancora contenuto, ma rappresenta comunque una svolta per il diritto allo studio. Gli studenti italiani affrontano la formazione con maggiore autonomia finanziaria, accettando di saldare il prezzo della propria laurea a rate durante i primi anni di carriera.

Di Dario Lessa

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