Lauree nel settore sanitario: il lavoro è sicuro per 9 dottori su 10

Il rapporto AlmaLaurea incorona podologi, igienisti dentali e fisioterapisti: un primato che batte ogni altro record universitario

by Dario Lessa
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Lauree nel settore sanitario: il lavoro è sicuro per 9 dottori su 10

Il rapporto AlmaLaurea incorona podologi, igienisti dentali e fisioterapisti: un primato che batte ogni altro record universitario

L’ultimo rapporto del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea descrive un mercato lavorativo dinamico ed efficiente. In Italia esiste un solo percorso accademico di primo livello capace di inserire i giovani nel tessuto produttivo senza richiedere percorsi di specializzazione successivi. Questo settore d’eccellenza è rappresentato dalle professioni sanitarie, che offrono tassi d’impiego straordinariamente elevati rispetto a qualsiasi altra facoltà della penisola.

I continui mutamenti demografici e il progressivo invecchiamento della popolazione italiana stimolano costantemente la domanda di salute. Gli esperti indicano che l’intelligenza artificiale non potrà sostituire facilmente la componente empatica e manuale della cura medica, garantendo stabilità occupazionale a lungo termine.

Un record storico

Le elaborazioni statistiche del professor Angelo Mastrillo dell’Università di Bologna, diffuse recentemente dal portale Skuola.net, evidenziano un quadro eccezionale per i laureati dell’anno 2024. Su 18.957 professionisti che hanno conseguito il titolo triennale in una delle ventidue specializzazioni sanitarie, ben l’87,9% degli intervistati lavora stabilmente ad un anno dal conseguimento. Questo incredibile risultato mostra una crescita netta del 3,1% rispetto all’84,8% dell’anno precedente, sancendo un record assoluto che la nostra economia non registrava da ben diciotto anni. L’attuale livello di occupazione supera persino il picco del 2007, quando il mercato del lavoro pre-crisi si era fermato alla comunque notevole soglia del 87,0%.

Il confronto con la media nazionale degli altri corsi di laurea rende questa performance ancora più sbalorditiva per la sua unicità strutturale. Sebbene la media generale dei laureati italiani occupati sia salita al 48,9%, l’intero comparto delle lauree tradizionali fatica ad avvicinarsi ai risultati del settore sanitario. Persino comparti storicamente forti come l’informatica e le tecnologie digitali hanno registrato una crescita modesta dello 0,8%, evidenziando un divario competitivo considerevole.

Podologi e igienisti dentali guidano la classifica dei profili più richiesti

Analizzando nel dettaglio le singole professioni, gli infermieri mantengono un ruolo centrale, ma la crescita economica coinvolge attivamente moltissime altre figure specialistiche del settore. L’intera area di Infermieristica e Ostetricia traina l’evoluzione occupazionale raggiungendo l’89,1% di impiego, con un incremento eccezionale di ben 4 punti percentuali. Ottimi risultati caratterizzano anche l’area della riabilitazione e l’area tecnica, che si posizionano rispettivamente all’88,5% e all’84,9% di inserimento professionale attivo.

I veri campioni assoluti della classifica occupazionale di quest’anno sono i podologi, che raggiungono lo straordinario primato del 91,1% di occupati post-laurea. Seguono a brevissima distanza gli igienisti dentali con il 90,7%, mentre i fisioterapisti consolidano un eccellente 90,0% di inserimento immediato nel mercato clinico. Anche i logopedisti, gli infermieri e i tecnici ortopedici mostrano una salute economica formidabile, registrando tutti una percentuale d’impiego del 89,7%.

Il dinamismo del settore premia anche i tecnici di radiologia all’89,4%, i terapisti occupazionali all’89,2% e i tecnici di neurofisiopatologia all’87,9% di occupati. Gli educatori professionali si assestano all’87,6%, seguiti dagli infermieri pediatrici e ortottisti all’86,4%, mentre le ostetriche raggiungono l’81,0% e i tecnici della prevenzione il 79,9%. Le uniche parziali flessioni interessano i dietisti al 76,5%, gli assistenti sanitari al 73,9%, gli audiometristi al 71,4% e i tecnici di fisiopatologia cardiocircolatoria al 63,0%.

La distribuzione sul territorio nazionale e l’imbuto dei test d’ingresso

L’analisi geografica smentisce il diffuso pregiudizio su una cronica mancanza di opportunità di lavoro stabile per i giovani professionisti nel Mezzogiorno d’Italia. Le università del Nord registrano le performance più elevate guidate dalla Liguria al 93,2%, seguita dal Friuli-Venezia Giulia al 93,1% e dalla Lombardia al 91,2%. Ciononostante, le regioni meridionali mantengono standard solidissimi, con la Puglia all’86,1%, la Sicilia all’84,9%, la Calabria all’83,5% e la Campania stabile all’82,6%.

La straordinaria appetibilità di questi percorsi di studio trasforma le prove di ammissione del 16 settembre in una selezione estremamente competitiva per i candidati. A fronte di circa 37mila posti disponibili previsti, le università italiane hanno storicamente registrato oltre 64mila domande di iscrizione ai test valutativi. La concorrenza diventa spietata per fisioterapia con 6,4 domande per posto, logopedia con 4,5, ostetricia con 3,3 e l’igiene dentale con 2,1 aspiranti.

Di Dario Lessa

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