L’azienda che dal pane invenduto ricava biogas ecosostenibile

Unisce tradizione e innovazione per combattere gli sprechi, recuperando oltre mille tonnellate di prodotto per produrre ogni giorno energia pulita

by Dario Lessa
0

L’azienda che dal pane invenduto ricava biogas ecosostenibile

Unisce tradizione e innovazione per combattere gli sprechi, recuperando oltre mille tonnellate di prodotto per produrre ogni giorno energia pulita

Ogni anno oltre un milione e mezzo di chili di pane sfuggono alla spazzatura per trasformarsi magicamente in energia pulita, rinnovabile e totalmente sostenibile. L’azienda romana Grande Impero compie questo piccolo miracolo ecologico recuperando le pagnotte invendute per convertirle quotidianamente in biogas attraverso un processo di digestione anaerobica. Questa trasformazione organica prevede una fermentazione molto rigorosa e controllata che avviene in totale assenza di ossigeno all’interno di speciali impianti dotati di tecnologie avanzate. La storia di questa solida realtà imprenditoriale affonda le proprie radici nel Novecento, portando avanti un’antica tradizione familiare nel difficile e competitivo settore del grano. Giovanni Fancello avviò il percorso della panificazione nel lontano 1934, cedendo in seguito il testimone al figlio Taddeo e successivamente al nipote Stefano Fancello. Il marchio Grande Impero nasce ufficialmente nel 2007 grazie alla brillante intuizione di Wanda Camiglieri, madre dell’attuale guida aziendale, Antonella Rizzato. Antonella Rizzato guida l’intero sviluppo del progetto dal 2013, diventando rapidamente la figura imprenditoriale di riferimento e l’amministratore delegato del gruppo Glamour Food Holding S.p.A.

Il processo di trasformazione del pane in nuova energia

«Destiniamo l’intero quantitativo di pane restituito dal mercato all’innovativo riutilizzo ecologico, impiegandolo anche per l’importante produzione del nostro biogas,» spiegano i vertici aziendali. Il processo di recupero inizia quando gli operatori raccolgono il prodotto ritirato dalla distribuzione commerciale. Si tritura e miscela il prodotto recuperato per creare una grande massa omogenea che risulta particolarmente ricca di amidi e di preziosi carboidrati. Questo substrato nutre i microrganismi all’interno di un grande digestore chiuso, dove particolari batteri degradano tutta la materia organica senza usare ossigeno. Durante l’intera digestione questi batteri generano un gas composto soprattutto da metano, che costituisce la vera parte energetica, e da piccole quantità di anidride carbonica. Gli impianti bruciano questo biogas in un moderno cogeneratore per produrre simultaneamente l’energia elettrica e il calore necessari per alimentare in autonomia altre lavorazioni industriali. In alternativa, i macchinari purificano questo prezioso gas trasformandolo in biometano, che i distributori possono immettere nella rete pubblica o impiegare direttamente come ecologico carburante.

Le statistiche del recupero e la rinascita degli scarti

Le statistiche testimoniano il grande successo di questa iniziativa, che recupera con efficienza ben 1.539 tonnellate di pane invenduto durante ogni singolo anno. I dati indicano che questi 1.539.000 chili di materia permettono ai generatori di ottenere un quantitativo di energia pari a circa 70.000 watt. Nulla va sprecato in questo moderno ciclo virtuoso, perché anche il materiale rimasto intatto dopo l’estrazione del gas energetico trova immediatamente una sua nuova vita. Questo ultimo residuo della digestione diventa infatti un preziosissimo ammendante agricolo, che gli agricoltori impiegano costantemente per arricchire i loro campi secondo tutte le normative applicabili

Di Dario Lessa

Leggi anche: La corsa degli umanoidi è già un mercato miliardario

Seguici su Facebook e Instagram!

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!