Libri scolastici: +25% in dieci anni e proposta di detrazione
L’istruttoria dell’Antitrust mette in luce una concentrazione dell’offerta all’80% e tetti rigidi agli sconti, mentre Altroconsumo rilancia la proposta di sgravio fiscale al 19%
Il ritorno sui banchi a settembre coincide ancora una volta con un onere finanziario particolarmente pesante per i nuclei familiari in Italia, chiamati a sostenere il costo per l’acquisto della dotazione libraria. Tale voce di spesa risulta amplificata dalla recente spinta dell’inflazione e dal generale incremento del costo della vita, colpendo in particolar modo le famiglie numerose con più studenti: per l’intero percorso della scuola secondaria di primo grado l’esborso medio si attesta a circa 600 euro, mentre per completare le scuole superiori la cifra oltrepassa diffusamente i 1.200 euro.
Oltre all’impegno economico della singola annata, a gravare sui bilanci domestici è una tendenza decennale al rialzo. Tra il 2015 e il presente, infatti, i listini dei manuali hanno subito una crescita stimata tra il 25% e il 30%, sia per le scuole medie sia per gli istituti superiori. Nonostante i rincari dei libri siano risultati inferiori rispetto al tasso generale dell’inflazione nelle fasi di picco, la crescita non ha mai subito interruzioni, spingendo un numero crescente di acquirenti verso la compravendita del mercato dell’usato.
La proposta di Altroconsumo: agevolazioni fiscali a tutela del ceto medio
In risposta a questa situazione, l’organizzazione di tutela dei consumatori Altroconsumo si è rivolta direttamente al governo con una precisa istanza: introdurre una detrazione fiscale del 19% sulle somme impiegate per comprare i manuali scolastici. Nelle intenzioni dell’associazione, tale strumento fiscale dovrebbe prevedere massimali di spesa adeguati e scaglioni Isee dimensionati appositamente per salvaguardare il ceto medio, attualmente tra i segmenti più penalizzati dalla perdita di potere d’acquisto.
Le disposizioni del Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’anno scolastico 2026/2027
In vista dell’anno scolastico 2026/2027, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha provveduto a ricalibrare i parametri economici di riferimento adottando un tasso di inflazione programmata pari all’1,5%. Tale aggiornamento segue criteri differenti a seconda del grado scolastico:
- Scuola primaria: il ministero determina in modo diretto i prezzi di copertina dei testi, che vengono conseguentemente rivalutati dell’1,5%.
- Medie e superiori: la quota percentuale non costituisce un rialzo automatico per ciascun volume, ma stabilisce il limite massimo complessivo di spesa ammesso per il corredo librario dell’intera classe.
Riguardo agli aumenti puntuali applicati ai singoli volumi permane un quadro non definito: al 31 agosto l’Associazione Italiana Editori (AIE) non ha comunicato proiezioni circa la variazione media dei prezzi di copertina per il 2026, a fronte dei rincari registrati l’anno precedente, quantificati nell’1,7% per la scuola media e nell’1,8% per le superiori.
Sul piano regolatorio si segnala l’ampliamento della deroga ai tetti di spesa: gli istituti scolastici hanno la facoltà di oltrepassare la soglia ordinaria fino a un limite del 20% (rispetto al previgente 15%), a condizione che la scelta sia adeguatamente motivata dal collegio dei docenti e approvata dal consiglio di istituto. Rimangono confermati gli abbattimenti dei massimali in funzione della tipologia di supporto adottato: una decurtazione del -10% per i testi in versione mista (cartaceo affiancato da elementi digitali) e del -30% per le adozioni integralmente digitali. Pure in questo caso, la disposizione agisce esclusivamente sul limite complessivo della classe senza tradursi in uno sconto effettivo sul prezzo di vendita del singolo libro.
I rilievi dell’Antitrust tra concentrazione del mercato e ritardi sul digitale
A ostacolare un contenimento delle tariffe incidono fattori strutturali portati alla luce dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), la quale ha ultimato una capillare indagine conoscitiva sul comparto nel gennaio 2026. Dal documento emergono due nodi cruciali:
- Forte concentrazione dell’offerta: una fetta superiore all’80% del mercato scolastico in Italia risulta saldamente gestita da sole quattro realtà editoriali: Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola. Un assetto marcatamente oligopolistico che limita la competizione sui prezzi al pubblico.
- Il tetto agli sconti: la legislazione vigente fissa al 15% lo sconto massimo praticabile sul prezzo di listino. Tale vincolo, introdotto per preservare le librerie indipendenti e i canali distributivi tradizionali sul territorio, finisce tuttavia per comprimere la dinamica commerciale e le occasioni di risparmio immediato per le famiglie.
L’approfondimento dell’Antitrust evidenzia inoltre il fallimento della trasformazione tecnologica: a distanza di oltre dieci anni dall’avvio del quadro normativo varato nel 2012, la digitalizzazione dell’editoria scolastica rimane un’occasione mancata. Nonostante oltre il 95% delle classi adotti formule ibride fra carta e contenuti digitali, appena il 16% delle licenze digitali viene effettivamente attivato dagli studenti. Un’effettiva integrazione apporterebbe benefici sostanziali:
- Modularità e tutela dell’usato: lo sviluppo di testi a struttura modulare, integrati da aggiornamenti accessibili tramite QR-code, impedirebbe di dichiarare obsolete intere edizioni a fronte di modifiche marginali, salvaguardando il riutilizzo dei volumi usati di anno in anno.
- Meno carico per gli studenti: una gestione modulare e digitale permetterebbe di alleggerire il peso degli zaini scolastici, che in Italia raggiungono una massa pari ad almeno il doppio rispetto ai parametri medi del resto d’Europa.
La piena operatività degli impegni delineati nel corso dell’istruttoria condotta dall’Antitrust si profila pertanto come il passaggio decisivo per modernizzare il comparto, stimolare una concorrenza reale e garantire un sollievo concreto ai bilanci familiari.
A cura della redazione
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