L’illusione dei bonus non incanta i giovani: il sondaggio

Il pacchetto della Manovra non basta a spegnere la protesta sul caro-vita

by Dario Lessa
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L’illusione dei bonus non incanta i giovani: il sondaggio

Il pacchetto della Manovra non basta a spegnere la protesta sul caro-vita

La recente Legge di Bilancio tenta di blandire le nuove generazioni con una serie di maquillage fiscali, ma il tentativo svela evidenti fragilità. Il Presidente del Consiglio presenta le novità via Instagram ma la piazza accoglie le promesse con aristocratica e gelida indifferenza. L’idea di installare l’aria condizionata nelle aule scolastiche appare amabile, ma non riesce affatto a raffreddare gli animi surriscaldati dei giovani studenti italiani.

Una distanza incolmabile

La detassazione dei premi fino a 2500 euro e la cedolare al ridicolo 1% sugli affitti rappresentano palliativi davvero troppo modesti. I ragazzi chiedono interventi strutturali sul caro-vita, ma l’Esecutivo risponde offrendo soltanto piccoli sconti fiscali che sfiorano l’inutilità concettuale. Un recente e capillare sondaggio condotto da Skuola.net su ben 2076 giovani descrive perfettamente la distanza incolmabile tra governanti e cittadini di domani. La rilevazione fotografa una bocciatura solenne, poiché ben il sessantasette per cento degli intervistati giudica l’intero pacchetto ampiamente insufficiente e sconfortante.

Mirabolanti promesse in vista delle elezioni?

Le testimonianze raccolte sul web svelano un disincanto profondo e una diffidenza ormai sistemica verso la propaganda e le mance governative di fine anno. “Ci si prepara per la campagna elettorale!”, sentenzia lapidario un utente, raccogliendo un coro unanimemente sdegnato di consensi tra i suoi coetanei delusi. Un altro commentatore incalza la maggioranza con amara ironia: “In quattro anni niente, adesso con le elezioni alle porte facciamo improvvisamente altre mirabolanti promesse”. Il sospetto che si tratti di un mero posizionamento politico trova riscontro nella tempistica sospetta di queste concessioni all’apparenza generose ma prive di sostanza.

«Il problema è potersi permettere la caparra e le garanzie richieste»

Entrando nel merito delle singole misure economiche, l’efficacia pratica dei bonus svanisce di fronte alla cruda realtà di un mercato lavorativo del tutto immobile. “Un taglio delle tasse non serve a niente se gli stipendi di partenza sono da fame e si lavora solo con contratti precari”, osserva sconsolato un lavoratore. L’accesso alla prima casa rimane una chimera irraggiungibile per moltissimi giovani universitari o lavoratori precari costretti a vivere nelle grandi metropoli del Paese. “Sconti sugli affitti? Il problema è riuscire a trovarla, una casa nelle grandi città, e potersi permettere la caparra e le garanzie richieste”, precisa giustamente una ragazza.

Non manca tuttavia un esiguo trentatre per cento di favorevoli che tenta di salvare la manovra, preferendo pragmaticamente accontentarsi di questi primi parziali passi avanti. “Era ora che qualcuno si ricordasse di noi e mettesse mano alla cedolare secca”, dichiara fiducioso un elettore in cerca di immediati benefici fiscali. Un altro giovane invita i coetanei al realismo: “Siamo sempre pronti a lamentarci: intanto prendiamoci queste agevolazioni che ci mettono soldi in tasca, per migliorare c’è tempo”. Questa minoranza accoglie le novità come un segnale apprezzabile, preferendo incassare subito le poche risorse disponibili senza alimentare continue e sterili polemiche ideologiche.

Il quadro complessivo rivela una mutazione profonda nelle sensibilità della Generazione Z, un tempo schierata a favore della fermezza sulle questioni di ordine pubblico. Durante il dibattito sul Decreto Sicurezza, moltissimi ragazzi avevano persino sostenuto la linea dura governativa per arginare con vigore gli episodi di violenza urbana. Quando il dibattito si sposta sui temi economici, l’idillio tra le parti si spezza tragicamente di fronte all’incapacità politica di offrire tutele reali. I giovani tollerano volentieri il rigore sulla sicurezza civile, ma rifiutano categoricamente le briciole assistenziali a fronte di una precarietà esistenziale divenuta ormai sistemica.

A cura della redazione

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