Bare cinesi low cost a un terzo del prezzo: filiera europea a picco

Il settore funebre dell'Unione chiede l'intervento di Bruxelles contro l'espansione dei manufatti asiatici low cost

by Davide Cannata
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Bare cinesi low cost a un terzo del prezzo: filiera europea a picco

Il settore funebre dell’Unione chiede l’intervento di Bruxelles contro l’espansione dei manufatti asiatici low cost

Il mercato europeo del comparto funebre attraversa una crisi profonda, causata da un’ondata senza precedenti di casse in legno di fabbricazione asiatica a prezzi fortemente ridotti. Negli ultimi cinque anni il tessuto produttivo comunitario ha registrato la scomparsa del 25% delle proprie aziende, passate rapidamente da centoventi a novanta unità vitali. Questa emorragia industriale ha spinto i rappresentanti della filiera a varcare la soglia della Commissione europea per chiedere con urgenza un’indagine approfondita per concorrenza sleale.

Il boom dell’importazione dall’Asia

Le statistiche sulle importazioni evidenziano una crescita esponenziale, considerando che il valore del legname lavorato in arrivo dal continente asiatico è quasi raddoppiato in un triennio. Dai sedici milioni di euro contabilizzati dalle dogane nel 2022 si è giunti alla cifra record di ventotto milioni di euro nel corso del 2025. I fabbricanti storici denunciano un divario economico insostenibile che penalizza le lavorazioni tradizionali italiane ed europee rispetto alle dinamiche dei mercati orientali.

Il divario dei costi di produzione e la richiesta di dazi

La differenza economica appare evidente analizzando i costi vivi di produzione dei singoli articoli funebri riportati nelle denunce presentate agli organismi dell’Unione. Realizzare un manufatto in Italia richiede una spesa media di 260 euro, mentre nelle fabbriche cinesi il costo industriale scende ad appena 80 euro per unità. Questa disparità consente ai fornitori esteri di immettere sul mercato europeo articoli completi a cifre variabili tra cento e centodieci euro complessivi.
“Costano un terzo di quelle italiane e stanno distruggendo un comparto produttivo storico legato alle economie locali”, spiegano con preoccupazione gli imprenditori durante i vertici con i funzionari comunitari. Il vantaggio concorrenziale nasce principalmente dai ridotti costi del lavoro, da prezzi inferiori delle materie prime e da massicci sussidi concessi dal governo di Pechino. Le aziende comunitarie sollecitano quindi l’applicazione di dazi protettivi antidumping per riequilibrare la competizione nel mercato unico.

Allarme per la salute pubblica e le norme ambientali

Accanto alle questioni strettamente contabili emergono serie preoccupazioni legate alla salute pubblica e al rispetto delle stringenti norme ambientali europee. Diversi dossier segnalano l’impiego nei manufatti d’importazione di vernici tossiche, sostanze chimiche ampiamente vietate all’interno dei confini dell’Unione per la loro elevata nocività. Le analisi evidenziano che la combustione di tali composti durante i processi di cremazione rischia di rilasciare nell’aria pericolose microparticelle dalle provate proprietà cancerogene.

La “scappatoia Ikea” per eludere i controlli doganali

I produttori denunciano inoltre l’utilizzo di una strategia logistica mirata a eludere i controlli doganali, definita comunemente come la “scappatoia Ikea”. Gli articoli funebri vengono spediti smontati all’interno di confezioni piatte, del tutto simili ai pacchi impiegati nel settore dell’arredamento commerciale. Le merci attraversano le frontiere registrate sotto i codici generici della lavorazione del legno, per poi essere riassemblate direttamente sul territorio nazionale italiano.

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