Madrid in testa: economia spagnola cresce, UE rallenta

Crescita diffusa, turismo in pieno boom, costruzioni solide e politica fiscale attiva: così il governo Sánchez ha innescato un ciclo virtuoso. Il confronto con l’Italia secondo il Centro Studi Confindustria

by Financial Day 24
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Madrid batte tutti: l’economia spagnola in corsa mentre l’Europa arranca

Crescita diffusa, turismo in pieno boom, costruzioni solide e politica fiscale attiva: così il governo Sánchez ha innescato un ciclo virtuoso. Il confronto con l’Italia secondo il Centro Studi Confindustria

In un’Europa che rallenta, la Spagna accelera. Con una crescita prevista del 2,1% nel 2024 — contro lo 0,8% stimato per l’Eurozona — l’economia guidata da Pedro Sánchez si conferma tra le più vivaci del continente. Non si tratta di un rimbalzo isolato, ma di un trend consolidato che pone Madrid in cima alla classifica europea per dinamismo. Turismo, costruzioni e investimenti pubblici sono i pilastri del boom, ma l’intero sistema economico sta beneficiando di un’onda lunga che molti osservatori definiscono strutturale. Il turismo resta il motore più visibile: nel 2023 la Spagna ha superato i livelli pre-Covid, accogliendo oltre 85 milioni di visitatori internazionali. Ma a trainare la crescita non è solo il settore dell’ospitalità. Le costruzioni, sostenute da domanda interna e fondi europei, vivono una nuova primavera. E soprattutto, a differenza del passato, l’espansione economica si estende anche a industria, servizi e tecnologia.

Secondo il Centro Studi Confindustria (Csc), il vero punto di forza del modello spagnolo risiede nella combinazione tra settori tradizionali e modernizzazione del sistema produttivo, unita a una gestione oculata delle risorse europee. La Spagna è tra i Paesi che meglio hanno speso i fondi del Next Generation EU, trasformandoli in investimenti concreti.

Il governo Sánchez ha anche adottato una linea fiscale attiva, senza però compromettere i saldi di bilancio. Gli incentivi alla riqualificazione energetica, gli sgravi per l’occupazione e le misure a favore dei giovani hanno contribuito a rafforzare la domanda interna. Il tasso di disoccupazione, seppur ancora elevato (11,7%), è in costante calo, e l’occupazione femminile è in forte crescita.

«Madrid ha saputo usare la leva fiscale in modo selettivo, evitando dispersioni e massimizzando l’effetto moltiplicatore degli investimenti pubblici», osserva il Csc.

Italia-Spagna, un confronto inevitabile

Il paragone con l’Italia è inevitabile. Entrambe con un passato recente segnato da alta disoccupazione giovanile e debito pubblico elevato, oggi seguono traiettorie divergenti. La Spagna mostra un mercato del lavoro più dinamico, grazie anche a riforme passate, e una burocrazia più snella nell’attuazione dei fondi europei. L’Italia, invece, fatica a trasformare i fondi PNRR in progetti concreti. Secondo il Csc, «l’Italia potrebbe trarre spunto dall’esperienza spagnola, soprattutto sul fronte dell’attuazione e della capacità di coordinamento tra livelli istituzionali».

Non mancano i punti in comune: debito pubblico, squilibri territoriali, dipendenza da settori a bassa produttività. Eppure, la Spagna sembra riuscire a convogliare le proprie energie in una direzione coerente. Il risultato è un’economia più resiliente e attrattiva per investitori e giovani professionisti.

La lezione di Madrid è semplice quanto ambiziosa: con visione politica, attuazione efficace e fiducia nel potenziale del proprio tessuto produttivo, anche un Paese mediterraneo può diventare locomotiva. Per l’Italia, il tempo stringe: l’alternativa non è solo tra crescita e stagnazione, ma tra leadership e marginalità in una nuova Europa che sta già cambiando passo.

A cura di Dario Lessa
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