O dipendenti o liberi professionisti
Cosa cambia per i pazienti
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha confermato l’intenzione del governo di introdurre una doppia modalità contrattuale per i medici di famiglia: potranno scegliere se operare come dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) oppure come liberi professionisti convenzionati, come avviene attualmente.
Questa riforma – contenuta nella bozza del nuovo Patto per la Salute – rappresenta un cambiamento significativo nel sistema della medicina territoriale e ha l’obiettivo di migliorare l’organizzazione e l’efficienza delle cure primarie. Ma cosa cambierà davvero per i pazienti?
Attualmente i medici di famiglia operano in regime di convenzione con il SSN, quindi non sono dipendenti pubblici ma lavoratori autonomi che ricevono un compenso in base al numero di assistiti. Questo sistema, sebbene consolidato, presenta limiti in termini di orari, sostituzioni, reperibilità e integrazione con altri servizi sanitari.
L’idea di affiancare a questo modello anche quello del medico dipendente punta a rendere più flessibili e strutturati gli orari di assistenza, a garantire presidi territoriali attivi per fasce più ampie della giornata e a facilitare la collaborazione multidisciplinare all’interno delle Case di Comunità.
Cosa cambia per i pazienti
- Maggiore accessibilità: con medici dipendenti e organizzazione per turni, gli ambulatori potrebbero restare aperti anche nel pomeriggio o nei weekend.
- Continuità assistenziale: le assenze (ferie, malattia) sarebbero coperte più facilmente da colleghi, riducendo i disagi.
- Più servizi nello stesso luogo: le Case di Comunità, con medici dipendenti, consentirebbero ai cittadini di trovare in un unico luogo medico di base, specialisti, infermieri, assistenza sociale.
- Libertà di scelta: i pazienti continueranno a scegliere il proprio medico, ma potranno preferire chi opera in ambulatorio pubblico o chi mantiene lo studio privato.
Le reazioni della categoria
Le associazioni mediche sono divise. Alcuni sindacati temono che il contratto da dipendente possa limitare l’autonomia professionale, altri vedono positivamente la possibilità di scelta come strumento per valorizzare la professione. Il vero nodo sarà garantire parità di trattamento economico e condizioni di lavoro dignitose, indipendentemente dalla formula scelta.
A cura di Dario Lessa
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