Pensioni, il 5% torna sulla rata di settembre: chi deve controllare

La riduzione riguarda una platea limitata di pensionati che non ha ancora fornito i dati reddituali richiesti dall’INPS per verificare alcune prestazioni legate al reddito: entro il 15 settembre occorre regolarizzare la propria posizione per evitare conseguenze più pesanti

by Nora Taylor
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Pensioni, il 5% torna sulla rata di settembre: chi deve controllare

La riduzione riguarda una platea limitata di pensionati che non ha ancora fornito i dati reddituali richiesti dall’INPS per verificare alcune prestazioni legate al reddito: entro il 15 settembre occorre regolarizzare la propria posizione per evitare conseguenze più pesanti

La rata di settembre può riservare una sorpresa per una parte dei pensionati italiani. L’INPS applica nuovamente una trattenuta del 5% agli interessati che non hanno ancora comunicato i dati necessari per completare una verifica reddituale. Il provvedimento non coinvolge l’intera platea dei pensionati e non rappresenta un taglio generalizzato degli assegni previdenziali. L’Istituto concentra infatti il controllo sui beneficiari di determinate prestazioni il cui importo dipende dalla situazione economica del titolare.

La procedura coinvolge circa 50mila pensionati, una quota molto ridotta rispetto al totale dei beneficiari di trattamenti pensionistici. L’INPS ha già applicato la trattenuta sulla rata di agosto e la ripropone anche sul pagamento di settembre per chi non ha ancora regolarizzato la propria posizione. Il controllo riguarda i dati reddituali relativi al 2022 e nasce dalla necessità di verificare se gli interessati possiedono ancora i requisiti necessari per ricevere alcune somme aggiuntive rispetto alla pensione ordinaria.

Chi può trovare una pensione più bassa

La misura interessa soprattutto chi percepisce prestazioni legate al reddito. Tra queste rientrano, nei casi previsti, l’integrazione al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali e la quattordicesima, oltre ad alcune prestazioni collegate alle pensioni ai superstiti. L’INPS utilizza le informazioni reddituali disponibili nelle proprie banche dati e nei sistemi collegati all’amministrazione fiscale, ma in determinate situazioni deve chiedere direttamente al pensionato ulteriori informazioni.

Quando l’interessato non presenta i dati richiesti, l’Istituto avvia una procedura di controllo. Prima comunica la necessità di completare la documentazione, poi applica una trattenuta sulla pensione quando il pensionato non risponde al sollecito. Il prelievo del 5% rappresenta quindi una conseguenza della mancata comunicazione dei dati e non una nuova riduzione applicata indistintamente a tutte le pensioni.

Il pensionato che vede diminuire l’importo della rata deve quindi controllare attentamente il cedolino e verificare la presenza della voce relativa alla trattenuta. In questo modo può capire se la riduzione deriva proprio dalla procedura di verifica reddituale oppure da un’altra variazione dell’assegno.

Quanto pesa la trattenuta sull’assegno

L’importo del prelievo cambia da persona a persona perché l’INPS calcola il 5% sulla pensione lorda presa come riferimento. Non esiste quindi una cifra uguale per tutti gli interessati. Su un importo lordo di 1.000 euro, per esempio, la trattenuta corrisponde a 50 euro, mentre su 1.500 euro arriva a 75 euro.

Il meccanismo utilizza come riferimento l’importo lordo della pensione di luglio 2026. L’INPS applica poi la trattenuta sulle rate interessate dalla procedura. L’Istituto prevede inoltre un’esenzione per le pensioni con importo mensile non superiore a 100 euro. Chi rientra nella procedura può riconoscere la riduzione attraverso la voce specifica presente nel cedolino della pensione.

La presenza del prelievo non significa comunque che il pensionato abbia perso definitivamente il diritto alla prestazione. La regolarizzazione della posizione reddituale consente all’INPS di effettuare il controllo e stabilire se il beneficiario possiede ancora i requisiti previsti. Per questo motivo è importante intervenire rapidamente quando arriva una comunicazione dell’Istituto.

Il 15 settembre è la data da ricordare

La scadenza assume particolare importanza per chi ha ricevuto il sollecito. Il 15 settembre 2026 rappresenta il termine entro il quale gli interessati devono trasmettere le informazioni reddituali mancanti. Il pensionato può utilizzare i servizi telematici dell’INPS oppure chiedere assistenza a un patronato, a un CAF o a un altro intermediario abilitato.

Tra gli strumenti disponibili figura anche il servizio RED Precompilato, attraverso il quale il pensionato può comunicare le informazioni richieste. Chi ha già presentato la documentazione dovrebbe invece verificare che la comunicazione risulti correttamente acquisita, soprattutto se continua a trovare la trattenuta sul cedolino.

La scadenza non riguarda tutti i pensionati, ma soltanto coloro che hanno ricevuto la richiesta di comunicare i dati reddituali e non hanno ancora completato l’adempimento. Per questo motivo chi non ha ricevuto alcuna comunicazione relativa alla procedura non deve interpretare la misura come un taglio automatico della propria pensione.

Cosa può succedere se la posizione resta irregolare

Il mancato invio dei dati entro il termine previsto può produrre conseguenze più rilevanti della semplice trattenuta temporanea. Se il pensionato non regolarizza la propria posizione, l’INPS può revocare le prestazioni collegate al reddito per il periodo interessato. L’Istituto può inoltre chiedere la restituzione delle somme che la verifica dovesse considerare non dovute.

La questione riguarda quindi soprattutto le prestazioni aggiuntive che dipendono dai requisiti reddituali. La pensione ordinaria non subisce automaticamente un taglio del 5% per tutti i beneficiari. Il prelievo interessa una platea circoscritta e nasce dalla mancata trasmissione delle informazioni necessarie per verificare il diritto alle prestazioni collegate al reddito.

Chi trova la trattenuta sulla rata di settembre dovrebbe quindi leggere con attenzione il cedolino, controllare le comunicazioni ricevute dall’INPS e verificare l’eventuale presenza di dati reddituali ancora mancanti. Intervenire entro il 15 settembre permette di evitare che una sospensione temporanea della prestazione possa trasformarsi nella sua revoca definitiva. La verifica assume quindi un’importanza concreta soprattutto per chi riceve somme aggiuntive legate alla propria situazione economica.

A cura di Nora Taylor
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