Pranzo al sacco, il divieto in spiaggia è illegittimo
L’Unione Nazionale Consumatori fa chiarezza dopo il caso Vieste: panini sotto l’ombrellone sempre ammessi contro i regolamenti abusivi dei lidi
Il diritto al pranzo al sacco sulle spiagge italiane diventa un caso di rilevanza internazionale, sollevando un acceso dibattito. Le recenti polemiche nate lungo i litorali hanno costretto gli esperti a fare definitiva chiarezza sui limiti normativi imposti dai gestori degli stabilimenti balneari.
La clamorosa vicenda di una madre richiamata formalmente a Vieste per aver distribuito panini fatti in casa ai propri figli ha valicato i confini nazionali. Il prestigioso quotidiano britannico The Guardian ha persino dedicato un ampio reportage al fenomeno, coniando la provocatoria espressione di “polizia dei panini” per descrivere i controlli esasperati. Le testimonianze raccolte evidenziano il forte malcontento delle famiglie italiane di fronte a tariffe balneari cresciute mediamente del 12% nell’ultimo biennio.
I chiarimenti legali
Per arginare l’arbitrarietà di cartelli abusivi e clausole contrattuali ingannevoli, è intervenuto Massimiliano Dona, stimato presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, spiegando la totale illegittimità dei divieti. Secondo il noto avvocato, l’introduzione di cibo, contenitori termici e bevande analcoliche rappresenta un diritto inalienabile del bagnante che non può essere compresso dal gestore del lido. La concessione demaniale conferisce infatti l’esclusiva sui soli servizi specifici come il noleggio di lettini e ombrelloni, senza estendersi alle scelte alimentari personali.
“Il concessionario esercita la propria attività soltanto sui servizi materiali messi a disposizione, ma non può assolutamente imporre un monopolio sulla somministrazione di cibo e bevande”, ha dichiarato esplicitamente Massimiliano Dona durante un’intervista all’Adnkronos.
Diritti e controlli sulle spiagge
Il quadro normativo vigente stabilisce che i regolamenti interni degli stabilimenti non possano derogare alle leggi statali che disciplinano l’accesso al demanio marittimo. L’unico limite reale per il consumatore è rappresentato dal mantenimento del decoro pubblico e dal rispetto della quiete degli altri ospiti presenti nella struttura. Consumare una fresca insalata di riso o un panino sotto l’ombrellone non viola alcuna disposizione, mentre risulta vietato allestire grandi tavolate o barbecue.
Un capitolo particolarmente spinoso riguarda i presunti controlli di sicurezza che alcuni addetti alla sicurezza privati tentano di effettuare agli ingressi delle strutture. Dona ha ricordato con fermezza che nessun dipendente privato possiede l’autorità giuridica per ispezionare gli effetti personali o richiedere l’apertura delle borse frigo. Tale prerogativa spetta in via esclusiva alle forze dell’ordine e ogni abuso può essere denunciato tempestivamente alla Capitaneria di porto competente.
La prassi corretta prevede che il bagnante dichiari con serenità il possesso del proprio pasto senza subire alcuna forma di discriminazione o respingimento. I gestori hanno la facoltà di allestire un’area specifica debitamente attrezzata per il consumo dei pasti liberi, agevolando così la corretta pulizia degli spazi. In assenza di una zona dedicata, il cliente resta pienamente legittimato a consumare il proprio nutrimento direttamente sulla propria sedia a sdraio assegnata.
Sul complesso tema è intervenuto con autorevolezza anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ribadendo concetti cardine sul libero accesso alle risorse naturali. Il governatore ha sottolineato come il mare costituisca un prezioso bene comune che non deve trasformarsi in un lusso accessibile a pochi privilegiati. Le istituzioni locali promettono controlli serrati per sanzionare gli stabilimenti che violano le regole, garantendo un’estate serena e accessibile a ogni nucleo familiare.
Di Dario Lessa
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