Protesta dei Tir contro il caro gasolio: scaffali vuoti al Sud

Autotrasportatori in sciopero, porti bloccati e 25 presidi tra Sicilia, Campania, Calabria e Basilicata. La distribuzione alimentare rallenta, mentre cresce l'allarme per i rincari e il governo cerca una mediazione

by Dario Lessa
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Protesta dei Tir contro il caro gasolio: scaffali vuoti al Sud

Autotrasportatori in sciopero, porti bloccati e 25 presidi tra Sicilia, Campania, Calabria e Basilicata. La distribuzione alimentare rallenta, mentre cresce l’allarme per i rincari e il governo cerca una mediazione

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio si allarga nel Mezzogiorno e comincia a produrre conseguenze concrete per cittadini, imprese e grande distribuzione. Dai blocchi stradali ai porti rallentati, la mobilitazione mette sotto pressione una catena logistica essenziale per il rifornimento dei supermercati, con i primi scaffali vuoti segnalati in diverse aree del Sud.

La situazione coinvolge soprattutto Sicilia, Campania, Calabria e Basilicata, ma la mobilitazione raggiunge anche altri territori del Centro-Sud. Sono 25 i presidi segnalati agli snodi autostradali e lungo le principali arterie che collegano aree industriali e agricole. La protesta, partita nei giorni precedenti, si estende così ben oltre le strade, coinvolgendo porti, trasporti commerciali e approvvigionamenti alimentari.

Tir fermi, bloccati anche i collegamenti commerciali

In Campania la mobilitazione arriva al porto commerciale di Napoli, dove i manifestanti presidiano gli accessi allo scalo. Le difficoltà si aggiungono ai disagi registrati lungo la rete autostradale, compresa l’A1 Milano-Napoli, con rallentamenti e code che complicano ulteriormente gli spostamenti delle merci.

In Sicilia la protesta interessa anche gli scali portuali, mentre in Calabria aumentano i blocchi stradali. Presidi vengono segnalati inoltre alle porte di Potenza e a Bari, davanti alla sede della Regione Puglia. Qui il presidente Antonio Decaro annuncia l’apertura di un confronto con le altre Regioni meridionali, prima di incontrare direttamente gli autotrasportatori.

Il nodo resta il costo del carburante, che pesa in modo particolare su un settore costretto a sostenere consumi elevati, margini spesso ridotti e tariffe che, secondo le associazioni di categoria, non compensano più adeguatamente le spese operative. Per molte imprese, continuare a viaggiare alle condizioni attuali significa lavorare con una redditività sempre più fragile.

Supermercati, cominciano a mancare frutta e verdura

Le prime conseguenze della protesta si avvertono nei punti vendita. In alcune province della Campania, soprattutto a Napoli e Caserta, in Calabria e in diverse zone della Sicilia, i consumatori segnalano difficoltà nel reperire alcuni prodotti alimentari. I più esposti sono gli alimenti freschi, che richiedono consegne frequenti e tempi di trasporto rapidi.

In Sicilia le segnalazioni riguardano frutta, verdura, carne e persino acqua minerale. A raccontare il disagio è Giovanni Filetto, intervistato da la Repubblica: «D’accordo che qui i prodotti sono convenienti e che ci arrangiamo a prenderli nei cartoni, ma entrare e non trovare nemmeno un pomodoro o una mela è stato un problema».

Il problema non riguarda soltanto la disponibilità delle merci, ma anche la capacità delle famiglie di assorbire eventuali aumenti dei prezzi. Un altro consumatore, sempre secondo il quotidiano, spiega di aver trovato i supermercati già vuoti domenica e di dover fare i conti con un bilancio domestico molto limitato. Per chi dispone di risorse economiche contenute, anche la necessità di rivolgersi a negozi più costosi può diventare un problema.

La distribuzione alimentare dipende da una rete di consegne continue, soprattutto per i prodotti deperibili. Quando i camion restano fermi o incontrano ostacoli lungo le principali vie di comunicazione, i ritardi si propagano rapidamente dai centri logistici ai negozi. Se il blocco prosegue, le difficoltà possono estendersi ad altre categorie merceologiche, con effetti diversi secondo le scorte disponibili e la frequenza dei rifornimenti.

Trasportounito: «Il 15% in più sulle tariffe»

Sul fronte delle rivendicazioni, Trasportounito chiede un aumento del 15% delle tariffe dell’autotrasporto, indicando il rischio di un blocco totale in assenza di risposte. La richiesta fotografa lo scontro tra i costi sostenuti dalle imprese e i compensi riconosciuti per il servizio, in una fase in cui il prezzo del carburante rappresenta una delle principali voci di spesa.

La posizione delle associazioni non è però uniforme. Gli autotrasportatori siciliani si dichiarano pronti a revocare il fermo, segnalando la possibilità di una soluzione negoziata. La disponibilità al dialogo, tuttavia, non elimina le divergenze sulle misure necessarie per rendere economicamente sostenibili i trasporti.

Anche Confcommercio lancia l’allarme sulle ricadute del blocco, concentrandosi sui rischi per il rifornimento dei supermercati. Il Codacons richiama invece l’attenzione sulla possibile crescita dei prezzi, qualora i ritardi nelle consegne e le difficoltà logistiche dovessero protrarsi. Al momento, occorre distinguere tra le carenze già segnalate in alcuni punti vendita e gli eventuali rincari generalizzati, che dipenderanno dall’evoluzione della protesta e dalla durata delle interruzioni.

Salvini incontra le associazioni: il governo cerca una via d’uscita

L’attenzione si concentra sull’incontro previsto per la mattina di martedì 20 ottobre alla Prefettura di Milano, dove il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini deve confrontarsi con le associazioni nazionali di categoria. Nel pomeriggio è previsto anche un dialogo con le sigle locali e autonome.

Il ministro prova a ridurre la tensione e si dice fiducioso sulla possibilità di sbloccare risorse e avviare un confronto costruttivo. «Sui camionisti sono sicuro che riusciremo a sbloccare fondi bloccati da troppo tempo, ascoltare le richieste e avviare un dialogo positivo che tolga pressioni su strade statali e autostradali», afferma.

La trattativa dovrà misurarsi con richieste economiche precise e con un disagio che non riguarda soltanto gli operatori del trasporto. Se i mezzi pesanti continuano a fermarsi, infatti, le conseguenze investono progressivamente produttori, distributori, commercianti e consumatori. È questo effetto a catena a rendere urgente una soluzione, prima che i ritardi nelle consegne si trasformino in una difficoltà più ampia per il commercio e la spesa quotidiana.

Di Dario Lessa

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