Rapporto Inps: lavoro, pensioni e natalità cambiano volto

Il nuovo Rapporto annuale dell’Inps analizza gli effetti delle misure a sostegno delle famiglie sull’occupazione femminile, evidenzia il ruolo decisivo di asili nido e smart working, fotografa l’aumento dell’età pensionabile, mette in luce il divario di genere tra i pensionati e conferma la crescita costante dei lavoratori stranieri nel sistema produttivo italiano.

by Nora Taylor
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Rapporto Inps: lavoro, pensioni e natalità cambiano volto

Il nuovo Rapporto annuale dell’Inps analizza gli effetti delle misure a sostegno delle famiglie sull’occupazione femminile, evidenzia il ruolo decisivo di asili nido e smart working, fotografa l’aumento dell’età pensionabile, mette in luce il divario di genere tra i pensionati e conferma la crescita costante dei lavoratori stranieri nel sistema produttivo italiano

I sostegni economici destinati alle famiglie, come l’Assegno unico universale, possono contribuire a favorire un aumento delle nascite, ma senza interventi strutturali rischiano di ridurre la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il XXV Rapporto annuale dell’Inps, presentato dal presidente Gabriele Fava, mette in evidenza proprio questo equilibrio delicato tra politiche familiari, occupazione e sostenibilità del sistema previdenziale.

Nel corso della presentazione, Gabriele Fava ha ribadito un principio fondamentale per il futuro della previdenza italiana: “Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito.”

Il lavoro rappresenta il pilastro dell’intero sistema previdenziale

Secondo il presidente dell’Inps, la solidità del sistema pensionistico non nasce esclusivamente dalle riforme che modificano requisiti anagrafici o criteri di calcolo delle prestazioni. La vera base della previdenza coincide con la qualità dell’occupazione e con la capacità del mercato del lavoro di garantire continuità contributiva.

Gabriele Fava ha spiegato: “La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre e coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro. Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione.”

Il presidente ha ricordato che la previdenza prende forma già dal primo contratto di lavoro grazie alla continuità dei versamenti contributivi, alla qualità dell’occupazione, alla produttività e alla piena partecipazione di giovani e donne. Ha inoltre sottolineato come il contrasto al lavoro sommerso rappresenti una condizione indispensabile per garantire un sistema previdenziale stabile e duraturo.

Natalità, Bonus asilo nido e smart working influenzano il lavoro delle donne

L’analisi contenuta nel Rapporto evidenzia che strumenti economici come l’Assegno unico universale e gli altri incentivi dedicati alla natalità possono favorire, anche se solo parzialmente, la crescita delle nascite. Tuttavia, in assenza di servizi adeguati e di politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia, molte madri potrebbero scegliere di interrompere o ridurre la propria attività lavorativa.

Lo scenario cambia sensibilmente grazie al Bonus asilo nido e allo smart working. Entrambi consentono alle famiglie di affrontare con maggiore facilità la gestione dei figli, riducendo costi e difficoltà organizzative e favorendo così una presenza più stabile delle donne nel mercato del lavoro.

Secondo il Rapporto, il Bonus asilo nido ha aumentato di circa sei punti percentuali la probabilità che una madre trovi un impiego oppure mantenga quello già esistente.

Ancora più rilevante appare il contributo del lavoro agile. L’Inps rileva infatti che lo smart working può ridurre fino all’87% la cosiddetta child penalty, ovvero la penalizzazione economica e professionale che spesso accompagna la nascita di un figlio. Inoltre questa modalità lavorativa può determinare aumenti retributivi fino a 1.300 euro nell’anno successivo alla nascita e produce effetti positivi anche sulla scelta di avere figli.

Gabriele Fava ha ricordato: “Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari. La decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia, dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri.”

Il Bonus asilo nido cresce, ma persistono forti differenze tra i territori

Negli ultimi anni il ricorso al Bonus asilo nido ha registrato una crescita molto consistente. L’utilizzo della misura è passato dal 4% dei potenziali beneficiari nel 2017 a oltre il 35% nel 2025, segno di una diffusione sempre più ampia dello strumento.

Gabriele Fava, però, ha invitato a leggere questi dati con attenzione. Le famiglie che presentano un Isee più basso continuano infatti a usufruire meno dell’agevolazione, soprattutto perché vivono in aree dove i servizi risultano carenti, il mercato del lavoro offre meno stabilità e l’occupazione femminile garantisce ritorni economici inferiori.

Secondo il presidente, anche una misura pensata per tutti può produrre risultati molto diversi quando il territorio non assicura pari opportunità di accesso ai servizi.

Lo stesso ragionamento riguarda lo smart working. Prima del 2020 questa modalità risultava quasi inesistente, mentre oggi occupa uno spazio importante nell’organizzazione aziendale. Se imprese e lavoratori la applicano in modo efficace, il lavoro agile può ridurre gli effetti economici della maternità e favorire una distribuzione più equilibrata delle responsabilità familiari.

Gabriele Fava ha ribadito: “La denatalità non si contrasta con una misura sola. Richiede un ecosistema fatto di lavoro stabile, salari adeguati, servizi all’infanzia, congedi, flessibilità, parità di genere, accessibilità digitale, prossimità territoriale e cultura della condivisione.”

In quest’ottica, l’Inps intende rendere tutti gli strumenti dedicati alla famiglia, alla genitorialità e all’assistenza sempre più semplici da utilizzare, facilmente accessibili e perfettamente integrati tra loro.

L’età pensionabile continua ad aumentare anno dopo anno

Il Rapporto annuale evidenzia anche la costante crescita dell’età media di pensionamento registrata negli ultimi trent’anni.

Per i lavoratori dipendenti del settore privato si è passati dai 57 anni e 7 mesi del 1995 ai 64 anni e 10 mesi del 2025, con un incremento complessivo pari a 7 anni e 3 mesi.

Considerando insieme lavoratori pubblici e privati, nel 2025 l’età media di pensionamento raggiunge i 64 anni e 7 mesi, contro i 64 anni e 5 mesi registrati nel 2024 e i 61 anni e 7 mesi rilevati nel 2012.

Per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, il dato rimane ormai stabile intorno ai 67 anni dal 2020. Le pensioni anticipate mostrano invece un andamento più variabile: dopo il picco di 62,1 anni registrato nel 2020, l’età media è scesa a 61,7 anni nel 2025 anche grazie alle diverse misure di flessibilità introdotte negli ultimi anni.

Le donne raggiungono la pensione mediamente più tardi degli uomini

L’analisi dedicata ai dipendenti privati mostra che negli ultimi anni l’età media di pensionamento femminile ha superato, seppur di poco, quella maschile.

Le donne accedono infatti più frequentemente alla pensione di vecchiaia, che si colloca intorno ai 67 anni, mentre gli uomini ricorrono con maggiore frequenza alle forme di pensionamento anticipato.

Nel 1995 l’età media per la pensione di vecchiaia era di circa 61 anni per gli uomini e 57 anni per le donne, poiché la normativa prevedeva requisiti differenti. Le successive modifiche legislative hanno progressivamente eliminato queste differenze fino all’equiparazione dei requisiti.

Nel 2025 l’età media raggiunge circa 67,1 anni per gli uomini e 67,3 anni per le donne.

Le pensioni anticipate hanno invece seguito un percorso più articolato. Nel 1995 l’età media risultava pari a circa 54 anni per gli uomini e 52 anni per le donne. Le numerose riforme successive hanno modificato profondamente questo scenario.

La riforma Fornero ha rappresentato il principale punto di svolta grazie all’aumento dei requisiti contributivi e al superamento della pensione di anzianità. In seguito, Quota 100, in vigore tra il 2019 e il 2021, ha consentito l’uscita dal lavoro con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi. Successivamente Quota 102 e Quota 103 hanno riportato gradualmente l’età media verso i livelli previsti dalle regole ordinarie.

Cresce il peso dei lavoratori stranieri e accelera il welfare digitale

Tra il 2019 e il 2025 il numero dei lavoratori provenienti da Paesi extra Unione europea è aumentato di oltre il 35%. Oggi un lavoratore dipendente su sette è straniero, dato che conferma il crescente contributo dell’immigrazione al sistema produttivo italiano.

Gabriele Fava ha invitato a leggere questo fenomeno senza contrapposizioni ideologiche, sottolineando come una quota sempre più rilevante della capacità produttiva nazionale e della base contributiva dipenda da una gestione efficace dei flussi migratori.

Secondo il presidente, il Paese deve orientare questi flussi verso le reali esigenze del sistema produttivo attraverso formazione, integrazione, legalità e occupazione regolare, rafforzando un modello fondato sulla responsabilità condivisa e sulla convivenza.

Durante la presentazione del Rapporto, Gabriele Fava ha illustrato anche il percorso di trasformazione digitale dell’Inps. L’Istituto punta infatti a diventare una vera infrastruttura nazionale del welfare, capace di offrire servizi sempre più efficienti a cittadini e imprese.

Nel 2025 il sistema MyInps ha raggiunto quasi un miliardo di servizi digitali erogati in ambiente autenticato. L’app Inps Mobile ha registrato 5,5 milioni di download in appena un anno e mezzo e oltre 300 milioni di accessi autenticati.

Il portale dedicato ai giovani ha totalizzato circa 3 milioni di accessi nell’arco di un anno. Parallelamente, il portale rivolto alla famiglia e alla genitorialità ha superato i 500 mila accessi in soli quattro mesi, raggiungendo una media mensile di 120 mila visite, quasi triplicate rispetto alla fase precedente.

Gabriele Fava ha concluso sottolineando che tutti questi strumenti fanno parte di un unico ecosistema digitale destinato a ridisegnare il futuro del welfare italiano.

A cura di Nora Taylor
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