Stretta Usa sul vino italiano: dazi al 15%, un colpo da 317 milioni
L’accordo con Washington preoccupa i produttori: Italia più esposta sul mercato statunitense. Frescobaldi: «Colpito almeno l’80% del settore, serve un intervento immediato»
Il vino italiano rischia di pagare un conto salatissimo a seguito dell’introduzione di un dazio del 15% da parte degli Stati Uniti. L’impatto economico stimato è di circa 317 milioni di euro, una cifra che mette in allarme non solo i produttori, ma l’intero comparto agroalimentare nazionale. Il provvedimento si inserisce nel nuovo quadro commerciale delineato dagli accordi tra Unione Europea e Stati Uniti, formalmente concepiti per riequilibrare la bilancia delle relazioni commerciali, ma che nei fatti sembrano penalizzare in modo sproporzionato l’Italia.
La voce più autorevole tra i produttori, quella di Lamberto Frescobaldi, presidente dell’omonimo gruppo vinicolo e figura di spicco del settore, ha sottolineato come l’80% del comparto potrebbe subire danni diretti. «Questa misura – ha dichiarato – colpisce in particolare le aziende che hanno investito per anni sul mercato americano, costruendo relazioni e posizionamento di marca. Non si tratta solo di un costo aggiuntivo, ma di una perdita secca di competitività che rischia di vanificare anni di lavoro». Il mercato statunitense rappresenta infatti una destinazione chiave per le esportazioni di vino italiano, soprattutto per le etichette di fascia medio-alta, da sempre apprezzate dai consumatori americani per qualità e varietà.
A rendere ancora più critico lo scenario è la maggiore esposizione netta dell’Italia rispetto ad altri Paesi europei. Se Francia e Spagna riescono a compensare in parte con una distribuzione più equilibrata delle esportazioni, l’Italia si trova invece a fronteggiare un rischio sistemico più profondo, derivante da una forte dipendenza proprio dal mercato d’oltreoceano. Secondo gli analisti, le aziende più piccole e meno strutturate potrebbero essere le più colpite, non avendo la forza di assorbire l’aumento dei costi o di rinegoziare rapidamente contratti e distribuzioni.
Il governo italiano, al momento, si è limitato a dichiarazioni di attenzione, ma le associazioni di categoria chiedono un’azione più incisiva a Bruxelles. La posta in gioco non è solo il valore dell’export, ma l’equilibrio economico di migliaia di imprese agricole, soprattutto in territori dove il vino rappresenta un asset strategico anche in termini occupazionali e di sviluppo locale. In un contesto internazionale già segnato da tensioni commerciali e incertezza sui mercati, il settore del vino italiano non può permettersi di affrontare questa sfida da solo.
A cura di Dario Lessa
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