Italia, culla dei centenari: è tra i Paesi più longevi al mondo

La speranza di vita tocca gli 83 anni ma cresce la sfida delle malattie croniche che colpiscono milioni di cittadini

by Dario Lessa
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Italia, culla dei centenari: è tra i Paesi più longevi al mondo

La speranza di vita tocca gli 83 anni ma cresce la sfida delle malattie croniche che colpiscono milioni di cittadini

L’Italia si conferma uno dei giardini della longevità mondiale grazie a un balzo in avanti che porta la speranza di vita media alla soglia degli 83,4 anni. Camminando per le strade delle nostre città, incrociamo una popolazione che sfida il tempo con una tenacia che affonda le radici nella storia profonda del Paese. Se guardiamo indietro al 1990, notiamo che gli uomini hanno guadagnato ben otto anni di vita mentre le donne sei anni e mezzo.

Tra successi sanitari e differenze territoriali

I dati diffusi dall’Istat nel recente rapporto intitolato “La salute: una conquista da difendere” disegnano un quadro affascinante seppur estremamente complesso sulla nostra demografia. Oggi un bambino che nasce in Italia può contare su una prospettiva di 81,5 anni se maschio e addirittura di 85,6 anni se femmina. Dietro queste cifre si nasconde anche una disparità geografica della penisola. Mentre nelle Marche l’età media alla morte supera abbondantemente gli 86 anni, in Campania il dato scende sotto la soglia degli 82 anni.

Il successo italiano deriva principalmente dal drastico crollo della mortalità infantile che nell’Ottocento strappava alla vita 230 neonati su mille nati vivi. Oggi quel valore si è ridotto al 2,7 per mille, posizionandoci tra le nazioni più sicure al mondo per chi decide di mettere al mondo un figlio. Il miglioramento della dieta mediterranea e l’accesso universale alle cure garantito dal 1978 hanno cementato questo primato globale.

Le sfide del benessere e delle malattie croniche

Tuttavia, vivere più a lungo comporta inevitabilmente il confronto con il peso degli anni e con la comparsa di patologie croniche molto invasive. Attualmente circa 13 milioni di italiani convivono con la presenza simultanea di due o più malattie croniche nello stesso individuo. I tumori e le malattie cardiovascolari sono diventati i principali protagonisti del nostro tempo, rappresentando complessivamente oltre la metà dei decessi registrati nell’ultimo anno. Le diagnosi di diabete e ipertensione aumentano costantemente non solo per l’età avanzata, ma anche a causa di stili di vita spesso eccessivamente sedentari.

Nonostante il peso delle diagnosi cliniche, la quota di persone che dichiara di stare male è scesa sensibilmente negli ultimi trent’anni. Questo paradosso della longevità ci dice che siamo diventati più capaci di gestire le malattie grazie a controlli precoci e terapie innovative. Tra le donne oltre gli 85 anni, la percezione di cattiva salute si è addirittura dimezzata rispetto alla metà degli anni Novanta del secolo scorso.

Il futuro del Paese dipenderà dalla nostra capacità di sostenere questa massa critica di anziani che richiede assistenza continua e personalizzata. La sfida non è più soltanto quella di aggiungere anni alla vita, ma di iniettare qualità e dignità in ogni giorno guadagnato grazie al progresso. Le istituzioni si trovano ora di fronte alla necessità di ripensare il welfare per una società che invecchia ma che non vuole smettere di sentirsi protagonista.

Di Dario Lessa

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