La svolta a Verona: mancano preti, la Chiesa apre alle donne
La diocesi veronese affronta la crisi delle vocazioni nominando guide pastorali laiche per gestire le parrocchie senza sacerdoti
La crisi delle vocazioni morde i territori e costringe le diocesi a rimodellare i confini della gestione pastorale. A Verona la carenza di sacerdoti ha spinto i vertici ecclesiastici a varare una riforma storica, aprendo ufficialmente la strada a guide pastorali laiche. Questa decisione innovativa permetterà alle donne e ai fedeli non ordinati di assumere la guida delle parrocchie rimaste ormai prive di un presbitero di riferimento. Il provvedimento risponde a una necessità pratica urgente e ridefinisce il volto della partecipazione ecclesiale nel territorio veneto.
Il ruolo delle donne nella comunità
La novità è emersa durante l’ultima assemblea diocesana, un incontro cruciale svoltosi alla presenza del vescovo scaligero Domenico Pompili. Come riportato dal quotidiano locale L’Arena di Verona, i vertici della Chiesa veronese hanno voluto sottolineare l’importanza strategica di questa transizione per il futuro della comunità. “Le parrocchie valorizzano la presenza delle donne nelle nostre comunità”, si è ribadito durante i lavori dell’assemblea, tracciando una linea di netta inclusione. I vertici hanno spiegato che le comunità “si avvalgono della facoltà estesa alle donne di esercitare il ministero di lettrice” per garantire continuità alle celebrazioni. La diocesi intende promuovere una presenza paritaria e ha aggiunto che i parroci “hanno cura che negli organismi di partecipazione siano presenti anche le donne”.
Un cambiamento inevitabile
La riforma riguarda le situazioni d’emergenza in cui la mancanza di un sacerdote rischia di spegnere la vita spirituale del quartiere. In queste parrocchie senza la presenza di un presbitero la gestione ordinaria viene affidata a una guida pastorale, un compito aperto ufficialmente a laici e laiche. Per comprendere la portata del cambiamento basta osservare i numeri attuali, che mostrano una mappa della diocesi veronese composta da ben 380 parrocchie. A fronte di questo elevato numero di campanili il territorio può contare oggi su appena 600 sacerdoti, una cifra destinata a diminuire drasticamente. Le proiezioni demografiche della curia indicano infatti che nel prossimo futuro i preti saranno sempre meno, rendendo inevitabile l’adozione di un modello alternativo.
Ne emerge un dibattito teologico profondo che i vertici locali tendono a confinare con precisione per evitare fraintendimenti con Roma. Sul tema è intervenuto monsignor Ezio Falavegna, stimato professore di teologia pastorale allo Studio teologico San Zeno e alla Facoltà teologica del Triveneto a Padova. Il teologo ha chiarito subito la natura del provvedimento specificando che “non si tratta di ministro ordinato” e sgonfiando le polemiche dottrinali. Secondo il monsignore “qui non c’entra il dibattito sul sacerdozio femminile, che riguarda la Chiesa universale, non certo quella di Verona”. Falavegna ha voluto precisare lo spirito della riforma parlando della necessità oggettiva di “riconoscere ruoli di peso, anche a donne, nel governo della Chiesa”.
La svolta veronese rappresenta il culmine di un percorso di aperture progressive avviato da tempo dal vescovo Pompili. Il teologo Falavegna ha ricordato infatti che il vescovo scaligero aveva “già assegnato un ruolo di delegata episcopale a una donna per l’ambito della prossimità”. Quell’atto, che allora sembrava solo una scelta isolata, costituiva in realtà il primo tassello di una strategia più ampia per modernizzare la macchina diocesana. Affidare la gestione amministrativa e pastorale delle parrocchie ai laici permette di liberare i pochi sacerdoti rimasti da incombenze burocratiche eccessive. La diocesi di Verona si trasforma così in un laboratorio di sperimentazione, una grande opportunità di rinnovamento.
Di Dario Lessa
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