Stangata sulle famiglie, vivere costa il 36% in più: lo stipendio cresce (di poco) ma il portafoglio non se ne accorge
Bollette, carburanti e alimentari hanno corso più dei salari. Dal 2015 al 2025 alcune voci essenziali sono aumentate fino al 73%, mentre il salario reale ha perso circa il 4%
L’immagine dell’Italia che paga sempre di più per vivere arriva da un’analisi che mette in fila dieci anni di prezzi, bollette, carburanti, alimentari e retribuzioni. L’osservatorio “Cara Italia”, realizzato da Facile.it e Consumerismo No Profit, confronta il 2015 con il 2025 e restituisce un risultato poco consolante: il costo di alcune spese essenziali è aumentato molto più rapidamente degli stipendi.
Il dato più immediato riguarda luce, gas e automobile. Per una famiglia tipo con un’auto a benzina, la spesa annuale considerata dall’indagine è passata da 2.563 euro nel 2015 a 3.478 euro nel 2025. Sono 915 euro in più, pari a un incremento del 36% in dieci anni. Una cifra che racconta meglio di molte statistiche quanto sia diventato costoso mantenere il bilancio domestico.
Bolletta della luce, dieci anni di rincari
Partiamo dall’elettricità, una delle voci che ogni famiglia incontra inevitabilmente ogni mese. Secondo l’elaborazione di Facile.it sui dati Eurostat, per un nucleo con consumi annui di 2.000 kWh la spesa è passata dai 486 euro del 2015 ai 593 euro del 2025.
L’incremento è di circa 107-108 euro, equivalente al 22%. Eurostat conferma inoltre che le statistiche sui prezzi dell’elettricità per le famiglie comprendono le diverse fasce di consumo e i livelli di tassazione, offrendo una base comparabile a livello europeo.
E il 2026 non ha esattamente portato una tregua. L’energia continua a risentire delle tensioni sui mercati internazionali, con il gas naturale ancora determinante nella formazione dei prezzi elettrici all’ingrosso.
Per i clienti vulnerabili ancora in Maggior Tutela, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente ha annunciato per il quarto trimestre 2026 un aumento del 37,3% della bolletta rispetto al trimestre precedente. La spesa annuale di riferimento per il 2026 sale così a 665,38 euro, contro i 608,72 euro del periodo precedente.
Il gas è la vera mazzata domestica
Se la luce è diventata più cara, il gas ha fatto decisamente peggio. Per una famiglia tipo con consumi di 1.100 metri cubi l’anno, la spesa è passata da 1.064 euro nel 2015 a oltre 1.740 euro nel 2025.
L’aumento sfiora dunque i 677 euro, con una crescita del 64%. È una delle variazioni più pesanti registrate nell’intero paniere analizzato dall’osservatorio.
Il problema non riguarda soltanto il riscaldamento domestico. Il prezzo dell’energia attraversa l’intera economia, perché incide sui costi delle imprese, dei trasporti, della produzione industriale e, alla fine della catena, dei prodotti acquistati quotidianamente dai consumatori.
È il meccanismo attraverso cui una crisi energetica finisce nel carrello della spesa. E proprio il carrello racconta la seconda parte della storia.
Dal pane al caffè, il supermercato presenta il conto
Tra il 2015 e il 2025 il pane fresco è aumentato del 43%, passando da circa 2,90 a 4,14 euro al chilo. La pasta di semola ha registrato un incremento del 40%, da 1,20 a 1,68 euro al chilo.
Ancora più evidente il caso dell’olio extravergine d’oliva, cresciuto del 65% fino a raggiungere 7,42 euro al litro. Uova e latte fresco hanno seguito la stessa direzione, rispettivamente con aumenti del 23% e del 26%.
Anche frutta e verdura hanno progressivamente alleggerito il portafoglio degli italiani. Le mele sono aumentate del 33%, arrivando a 1,73 euro al chilo, mentre le zucchine sono cresciute del 47%.
Il record, tra gli esempi citati dall’indagine, spetta però ai pomodori, aumentati del 50%, fino a 2,70 euro al chilo. E persino il rito apparentemente innocuo del caffè al bar o a casa ha subito la sua dose di inflazione: il caffè tostato ha registrato un incremento del 73%.
Il fenomeno non risparmia nemmeno carne e formaggi. Il Parmigiano Reggiano è salito del 27%, mentre il petto di pollo, tradizionalmente considerato una delle alternative più economiche, è aumentato del 35%.
Benzina e diesel: anche l’auto pesa di più
Poi c’è l’automobile, altra presenza quasi obbligata nella contabilità di milioni di famiglie italiane. Considerando una percorrenza di 10.000 chilometri annui, la spesa per una vettura media alimentata a benzina è passata dai 1.013 euro del 2015 ai 1.144 euro del 2025.
L’incremento è di 131 euro, pari al 13%. Per il diesel la crescita è stata ancora maggiore: da 773 a 909 euro, con un aumento di circa 136 euro, pari al 18%.
E il 2026 non sembra intenzionato a trasformarsi nell’anno della remissione dei peccati. Secondo l’analisi di Facile.it, nei primi nove mesi dell’anno la spesa rispetto allo stesso periodo del 2025 è aumentata del 7% per la benzina e del 20% per il diesel.
Il quadro dei prezzi resta infatti estremamente sensibile alle tensioni geopolitiche e all’andamento delle materie prime. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy pubblica quotidianamente i prezzi medi nazionali dei carburanti, a testimonianza di quanto rapidamente possa cambiare il costo del pieno.
Lo stipendio cresce, ma il portafoglio non se ne accorge
Ed eccoci al punto più scomodo. Gli italiani guadagnano più di dieci anni fa, almeno sulla carta. Secondo i dati dell’OCSE utilizzati nell’analisi, il salario lordo medio annuo è passato da 29.473 euro nel 2015 a 34.733 euro nel 2025.
La crescita nominale raggiunge quindi circa il 18%. Il problema è che nel frattempo è aumentato anche il costo della vita, e molto.
Quando si depura lo stipendio dall’effetto dell’inflazione, emerge il dato che più dovrebbe preoccupare: il salario reale italiano risulta circa il 4% più basso rispetto al 2015.
Non significa che ogni singolo lavoratore abbia perso esattamente il 4% del proprio potere d’acquisto. Significa che, sul piano medio e dopo aver corretto le retribuzioni per l’aumento generale dei prezzi, la capacità di acquistare beni e servizi risulta inferiore rispetto a dieci anni prima.
L’Istat certifica peraltro che nel solo 2025 i prezzi al consumo sono cresciuti mediamente dell’1,5%, dopo il +1% del 2024. L’inflazione energetica regolamentata ha segnato addirittura un aumento medio del 16,2% nel 2025.
Il paradosso di un Paese nominalmente più ricco
La contraddizione italiana sta tutta qui: 34.733 euro contro 29.473, sulla busta paga; ma un potere d’acquisto reale inferiore rispetto a dieci anni prima.
È la differenza tra il denaro scritto sul cedolino e quello che quel denaro riesce effettivamente a comprare. Una distinzione apparentemente tecnica, che diventa molto concreta davanti a una bolletta, al distributore o davanti allo scaffale del supermercato.
Il 36% in più necessario per sostenere alcune fondamentali spese energetiche e di mobilità non rappresenta quindi l’aumento complessivo del costo della vita di ogni famiglia italiana. È la variazione della specifica combinazione di luce, gas e carburante utilizzata nell’analisi. Ma il dato resta significativo perché riguarda voci difficilmente comprimibili nel breve periodo.
Si può rinunciare a una cena fuori, rimandare l’acquisto di un televisore o scegliere una vacanza meno costosa. Diventa molto più complicato spegnere il riscaldamento, smettere di utilizzare l’automobile quando serve per lavorare oppure eliminare pane, pasta, latte e uova dalla spesa.
Dopo dieci anni il risultato è sotto gli occhi di tutti. Le famiglie spendono di più, gli stipendi nominali sono cresciuti, ma il salario reale non ha tenuto il passo dei prezzi. E se energia e alimentari continueranno a correre, il rischio è che quella che oggi appare come una perdita del 4% diventi soltanto il primo capitolo di una nuova stagione di erosione del potere d’acquisto.
Di Dario Lessa
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