Il primo film in IA floppa in Cina: il pubblico snobba la regia algoritmica
Nonostante oltre diecimila proiezioni e un budget da 1,5 milioni di dollari, il debutto di “Sanxingdui: Future Past” si ferma sotto i 200mila dollari
Il grande schermo ha respinto con decisione il primo tentativo di affidare l’intero processo creativo agli algoritmi. Il debutto nelle sale cinematografiche cinesi di Sanxingdui: Future Past si è trasformato in un brusco risveglio per l’industria audiovisiva, che osservava con enorme curiosità questo esperimento pionieristico. Prodotto dal colosso Bona Film Group, il lungometraggio d’animazione e fantascienza avrebbe dovuto dimostrare la matura capacità delle tecnologie sintetiche nel generare un’opera commerciale completa. I dati registrati al botteghino hanno tracciato tuttavia una realtà ben diversa dalle aspettative della vigilia, evidenziando una freddezza quasi glaciale da parte del pubblico pagante.
Poltrone deserte nei cinema
Nei primi giorni di programmazione gli incassi complessivi si sono fermati sotto la soglia dei 200mila dollari, a fronte di un investimento produttivo stimato intorno agli 1,5 milioni di dollari. Il divario appare ancora più evidente se si considera l’imponente macchina distributiva messa in campo per il lancio. Durante la sola giornata di esordio le catene cinematografiche hanno garantito oltre 10mila proiezioni in tutto il Paese, occupando una quota di sale estremamente significativa. Gli spettatori hanno però preferito ignorare l’evento, lasciando le poltrone deserte e generando una media di presenze per sala vicina ai minimi storici per una grande produzione nazionale.
Oltre due anni di lavorazione
La pellicola sviluppa un thriller di fantascienza della durata di circa 100 minuti, attingendo al fascino dell’antica civiltà archeologica di Sanxingdui. La narrazione immagina uno scenario distopico nel quale una potente entità artificiale guida il destino dell’umanità, sollevando interrogativi sul rapporto tra evoluzione biologica e progresso tecnologico. Gli sviluppatori hanno impiegato oltre due anni di lavoro per perfezionare le immagini, delegando all’elaborazione algoritmica l’intera filiera visiva e l’animazione dei personaggi. Nonostante lo sforzo economico e tecnico, la resa estetica e l’assenza di un vero calore umano hanno disorientato gli appassionati del genere.
Una struttura narrativa “priva di anima”
Il crollo di Sanxingdui: Future Past riporta al centro del dibattito il valore fondamentale della scrittura e della direzione artistica. Diversi analisti cinesi hanno sottolineato come la tecnologia non possa ancora supplire alla mancanza di empatia e di caratterizzazione psicologica. “Abbiamo assistito a un grande esercizio dello stile tecnico, ma la struttura narrativa è risultata priva di anima e incapace di generare una reale connessione emotiva”, hanno commentato a caldo alcuni critici locali all’uscita dai teatri di Pechino. L’innovazione tecnologica garantisce un risparmio sui costi e sui tempi di produzione, ma non assicura affatto il coinvolgimento del pubblico in sala.
L’attenzione degli addetti ai lavori si sposta adesso verso il mercato occidentale per capire se il rifiuto del pubblico cinese rappresenti un caso isolato o un trend globale. Il prossimo test cruciale è fissato per il 4 dicembre negli Stati Uniti con la distribuzione limitata di Gods Don’t Give Gifts, un’antologia che fonde fantascienza e horror attraverso l’ausilio di modelli di intelligenza artificiale. I produttori americani analizzeranno con estrema cautela la risposta delle sale statunitensi per verificare se la sensibilità degli spettatori d’oltreoceano si dimostrerà più aperta nei confronti delle opere generate dagli algoritmi.
Di Dario Lessa
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