Autostrade, lo Stato cambia rotta?

Bloccati i piani finanziari di 15 tratte: troppo costosi

by Financial Day 24
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Autostrade, lo Stato cambia rotta?

Bloccati i piani finanziari di 15 tratte: troppo costosi

Lo scontro tra Ministero delle Infrastrutture e concessionarie autostradali raggiunge un nuovo picco: sono ben 15 i Piani Economico-Finanziari (PEF) ora stoppati perché giudicati dagli organi statali “eccessivamente onerosi”, segnalando un cambio di passo nella strategia governativa. Dopo sei anni di procrastinazioni, che hanno già congelato investimenti per circa 5–6 mld € lo Stato ha deciso di bloccare altri 15 piani ritenuti insostenibili per le finanze pubbliche. Le concessionarie avvertono che il freeze continuo danneggia i loro rating creditizi e la possibilità di accedere al credito, compromettendo la sicurezza della rete e rallentando le grandi opere. I costi di manutenzione attuali sfiorano i 700 milioni €/anno, in crescita per tecnologia, ambiente e sicurezza, con un incremento esponenziale rispetto al passato. Concessionarie come Autostrade per l’Italia evidenziano che i nuovi piani, inclusi in 36 mld € di investimenti dichiarati, vanno attentamente verificati per evitarne la sovrastima. Il ministro Matteo Salvini ha spinto per una riforma del modello concessorio: lo Stato incasserebbe i pedaggi direttamente, sostituendo alle vecchie concessioni un sistema pubblico e una tariffa unitaria “per km”. L’Autorità dei Trasporti (ART) ha annunciato un’indagine sulla congruità degli importi richiesti, introducendo meccanismi per stabilizzare la remunerazione degli investimenti, e suggerendo ammortamenti differenziati secondo la vita utile delle opere

AISCAT esprime forte preoccupazione: il blocco mette a rischio rating, accesso al credito e investimenti, con ritardi nella rigenerazione della rete e Confindustria, seppur consapevole che aumenti tariffari non sono ben visti, avverte che un conflitto aperto con Governo e ART rischia di bloccare gli stessi investimenti strategici. Si attende un confronto formale tra Stato e concessionarie per ridefinire i PEF e trovare soluzioni alternative, come prolungare le concessioni (come prospettato da AISCAT) piuttosto che applicare aumenti tariffari pesanti. Andrebbe infatti definita la riforma concessoria, con gara pubblica, tetti di durata (max 15 anni per tratta), spartizione dei pedaggi tra Stato e concessionari, e obiettivi chiari su sicurezza, sostenibilità e controllo pubblico.

Gli scenari sul futuro restano centrati sul bilanciamento tra il garantire la sicurezza e manutenzione delle infrastrutture, evitare aumenti tariffari forzati e salvaguardare la stabilità finanziaria delle concessionarie. Una possibile via d’uscita è il nuovo modello promesso: gare pubbliche, concessioni limitate, tariffe uniformi, e un coinvolgimento diretto dello Stato attraverso Autostrade per lo Stato o ANAS. Nel frattempo, gli automobilisti e le imprese possono attendersi una fase transitoria incerta, con nuovi ritardi nelle opere e possibili (leggeri) adeguamenti tariffari, soprattutto se la riforma tarderà.

A cura di Dario Lessa
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