Bancomat e ricevute: il rischio che non ti aspetti
I dati stampati sullo scontrino alimentano nuove truffe telefoniche basate sulla fiducia e sulla precisione dei dettagli dell’operazione
Ogni volta che terminiamo un prelievo allo sportello automatico o acquistiamo un abbonamento presso i totem della metropolitana, il sistema ci pone una domanda familiare. Quel semplice invito a stampare la ricevuta cartacea sembra un gesto innocuo di archiviazione personale, ma nasconde oggi insidie che vanno oltre una scelta ecologica per lo spreco di carta. Molti cittadini scelgono ancora di ritirare il foglietto per puro scrupolo, ignorando come quel piccolo rettangolo rappresenti una miniera d’oro di informazioni per i criminali informatici.
Come funziona la truffa
La dinamica del raggiro non si consuma direttamente in strada, ma inizia con il recupero dei documenti abbandonati sopra gli sportelli o nei cestini limitrofi. Sulla ricevuta compaiono infatti dati estremamente sensibili come l’ora esatta del prelievo, l’importo prelevato, il luogo specifico dell’operazione e le ultime cifre della carta utilizzata. Se questi elementi cadono nelle mani sbagliate, il truffatore acquisisce informazioni formidabili per fingersi un autorevole operatore bancario.
Una frode definita dagli esperti come «social engineering», che si sviluppa solitamente attraverso una chiamata telefonica che arriva poche ore dopo il prelievo. Il malvivente si presenta come un addetto dell’ufficio antifrode, citando con estrema precisione l’indirizzo della filiale e la cifra esatta che la vittima ha appena ritirato. «Abbiamo rilevato un’anomalia tecnica durante la sua operazione di stamattina alle ore dieci», esordisce il truffatore, mandando immediatamente in allarme il povero malcapitato di turno.
Sentendo riferimenti così puntuali, l’utente medio abbassa drasticamente le proprie difese convinto di parlare con un funzionario reale che sta proteggendo il suo denaro. Secondo le recenti statistiche sulla cyber-criminalità, oltre il 60% delle persone cade nel tranello quando l’interlocutore dimostra di conoscere i dettagli di una transazione recente. Una volta stabilito il legame di fiducia, il falso operatore richiede di cliccare su un link inviato via SMS per «mettere in sicurezza» il conto corrente.
Le conseguenze economiche
In realtà, quel collegamento serve esclusivamente a rubare le credenziali di accesso o ad autorizzare bonifici istantanei verso conti esteri controllati dalle organizzazioni criminali. Le cifre sottratte con questa tecnica variano dai mille ai cinquemila euro per singola operazione, rendendo il fenomeno una piaga sempre più diffusa in Italia. Risulta fondamentale ricordare che nessun istituto di credito chiede mai password, codici PIN o trasferimenti di denaro su conti definiti sicuri tramite una conversazione telefonica.
Come proteggersi
Per evitare di alimentare questo pericoloso circuito, la scelta più saggia rimane quella di selezionare l’opzione «No» alla richiesta di stampa della ricevuta. Se proprio necessitiamo del documento cartaceo, dobbiamo assolutamente evitare di lasciarlo incustodito vicino al monitor o gettarlo intero nei cestini pubblici della zona. Il consiglio è di conservare lo scontrino nel portafoglio fino a casa o di distruggerlo in piccoli pezzi rendendo totalmente illeggibili le informazioni sensibili.
La prevenzione passa dunque per piccoli gesti quotidiani che complicano la vita ai malintenzionati pronti a sfruttare ogni nostra minima distrazione digitale o fisica. Chiunque riceva chiamate sospette deve interrompere immediatamente il contatto e chiamare il numero verde ufficiale della propria banca per verificare la reale situazione contabile. Proteggere i propri risparmi inizia dal rifiuto di un pezzo di carta che potrebbe trasformarsi nel grimaldello perfetto per svuotare il nostro intero patrimonio.
Di Dario Lessa
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