Cosa sono le Terre Rare, mercato da 11 miliardi di dollari

La Cina è il primo produttore mondiale

by Financial Day 24
0

Cosa sono le Terre Rare, mercato da 11 miliardi di dollari

La Cina è il primo produttore mondiale

Con il termine “terre rare” si intendono speciali elementi chimici presenti nei minerali non per la loro scarsa presenza sul Pianeta, ma per via della loro difficile identificazione oltreché per la complessità del processo di estrazione e lavorazione del minerale puro. Dall’economia rinnovabile a quella militare e aerospaziale, passando per il commercio di auto elettriche, e poi, ancora, la fibra ottica e la produzione di smartphone: le terre rare sono fondamentali per l’economia del presente e del futuro, nel mondo.

REE è l’acronimo di Rare Earth Metals, ovvero un gruppo di 17 elementi facenti parte della famiglia dei metalli. Questi sono suddivisi a loro volta in base al peso atomico in: LREE, le cosiddette Terre Rare Leggere, MREE – Terre Rare Medie – e HREE, vale a dire le Terre Rare Pesanti. Più nello specifico si tratta di 17 elementi chimici: Scandio, Ittrio e i 15 lantanoidi ovvero, nell’ordine della tavola periodica, Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio, Samario, Europio, Gadolinio, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio e Lutezio.

Sul lato pratico, ecco alcuni esempi per i quali vengono utilizzate: nel settore dell’automotive – specie per quello elettrico ed ibrido, ormai in ascesa – per le batterie ricaricabili, come magneti permanenti per le turbine eoliche e per la costruzione di motori elettrici; possono diventare fosfori per TV e LCD e più in generale sono importanti per la creazione di tutti i dispositivi elettronici di ultima generazione; inoltre servono per sviluppare tecnologie avanzatissime nel campo dell’aerospazio, della difesa e delle energie rinnovabili, ma anche nel settore medico, e perfino in quello petrolchimico, nel processo di raffinazione del petrolio greggio.

Diciassette elementi della tavola periodica che producono un mercato globale che vale già quasi 11 miliardi e che entro il 2031 raggiungerà i 21,7 miliardi di dollari, ovvero il 7,4% di crescita annua. Si stima infatti che tra il 2019 e il 2022 gli Usa abbiano importato più del 95% delle terre rare consumate. La Cina è il primo produttore mondiale con 240mila tonnellate di materiale prodotte che rappresentano all’incirca il 70% del totale. Gli Usa sono al secondo posto ma con una produzione che nel 2024 ha raggiunto le 43mila tonnellate. 

Poi ci sono Australia e Thailandia. La Russia è al quinto posto insieme a India e Madagascar con 2.600 tonnellate. Ecco quindi il valore delle risorse ucraine, Paese che conta oltre 20 mila miniere (in maggior parte carbone e ferro) ma anche un’importantissima riserva di terre rare che complessivamente si aggirerebbero intorno ai 2,6 miliardi di tonnellate. Kiev ad esempio è leader nella produzione di titanio (componente fondamentale anche per la costruzione di missili). Il nodo però è anche quello del posizionamento dei russi sul territorio perché molti dei giacimenti si trovano nell’area del Donbass. La stima è che almeno 12.400 miliardi di dollari di valore complessivo di giacimenti energetici, metalli e minerali dell’Ucraina siano ora sotto il controllo russo. 

Oltre al 63% dei giacimenti di carbone del Paese, la Russia infatti controlla l’11% dei giacimenti di petrolio, il 20% dei giacimenti di gas naturale, il 42% dei giacimenti di metalli e il 33% dei giacimenti di terre rare e altri minerali essenziali, tra cui il litio. Per gli Usa quindi la partita è di grandissima valenza ed è ampia: basti pensare che le risorse complessive di terre rare negli Stati Uniti ammontano a 3,6 milioni di tonnellate mentre oltre 14 milioni di tonnellate si trovano in Canada. Ben più ampia di quel valore di 190 milioni dollari di import di terre rare spesi dagli Usa nel 2023. 

È una partita spesso sanguinosa, coma da decenni accade in alcuni Paesi africani, e ancora tutta da giocare sui nuovi fronti che si aprono con il cambiamento climatico come in Groenlandia, ultima frontiera degli appetiti statunitensi. Anche perché intanto, più in generale, Pechino produce il 60% di tutti gli elementi (non solo strettamente terre rare) usate come componenti dei dispositivi ad alta tecnologia, tra cui smartphone e computer. Il Paese detiene inoltre una quota del 13% del mercato della produzione di litio e raffina circa il 35% del nichel mondiale, il 58% del litio e il 70% del cobalto.

A cura di Dario Lessa
Leggi anche: Spendiamo sempre di più per i nostri amici a quattro zampe
Seguici su Instagram!

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!