Da luglio la nuova tassa Ue sui pacchi e spedizioni

Il dazio europeo da tre euro rischia di raddoppiare in Italia con la sovrattassa nazionale

by Dario Lessa
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Da luglio la nuova tassa Ue sui pacchi e spedizioni

Il dazio europeo da tre euro rischia di raddoppiare in Italia con la sovrattassa nazionale

Le istituzioni comunitarie hanno stabilito l’introduzione di un dazio europeo fisso pari a tre euro che colpirà ogni singolo piccolo pacco proveniente dai mercati extra-Ue. Questa misura cancella definitivamente la storica esenzione doganale per le spedizioni con un valore inferiore ai 150 euro, un cambiamento strutturale volto a ridisegnare i flussi delle merci digitali.

Per i consumatori italiani lo scenario appare decisamente più complesso e oneroso rispetto al resto del continente a causa di una sovrapposizione normativa interna. La recente legge di Bilancio ha introdotto un contributo aggiuntivo nazionale di due euro che, dopo diverse proroghe governative, dovrebbe entrare in vigore proprio in concomitanza con la tassa europea. Se il Ministero dell’Economia non interverrà per modificare il provvedimento, gli acquirenti dovranno sostenere un rincaro fisso di cinque euro per ogni spedizione, a cui andrà sommata regolarmente l’Iva ordinaria.

L’allarme delle associazioni di categoria

Le associazioni di categoria hanno lanciato un duro e immediato allarme economico per scongiurare quella che definiscono una manovra fortemente controproducente per le casse dello Stato. Confetra ha stimato che la doppia imposizione fiscale causerà un crollo immediato del 50% dei traffici merci globali verso i nostri hub logistici nazionali. Il presidente Carlo De Ruvo ha indirizzato una lettera formale al ministro Giancarlo Giorgetti per chiedere l’annullamento della misura domestica, evidenziando il rischio concreto di perdere circa 25 milioni di euro di gettito complessivo.

Anche Confcommercio ha manifestato forti perplessità pur sostenendo fermamente la razionalità del dazio europeo, considerato uno strumento idoneo per contrastare la concorrenza sleale dei giganti orientali. Il rischio concreto è che la tassa italiana si trasformi in un pericoloso effetto boomerang commerciale per l’intera filiera logistica della penisola. La tassa nazionale da due euro mirava originariamente a incassare ben 122,5 milioni di euro nel 2026, ipotizzando addirittura il doppio delle entrate a partire dal successivo anno 2027.

Le accurate simulazioni statistiche realizzate dagli analisti finanziari di Confetra dimostrano tuttavia l’irrealismo delle previsioni ministeriali, delineando un vero e proprio paradosso fiscale per l’erario pubblico. Se l’Italia mantenesse esclusivamente il dazio europeo cancellando il balzello interno, lo Stato incasserebbe circa 153,1 milioni di euro nel periodo compreso tra luglio e novembre. La persistenza di entrambi i gravami ridurrebbe invece le entrate complessive a soli 127,6 milioni di euro a causa della contrazione dei volumi spediti.

Il rischio di deviazione delle rotte e il contesto globale

I vettori commerciali potrebbero facilmente bypassare la dogana italiana trasferendo gli aerei e i camion merci verso nazioni europee più competitive come il Belgio, l’Ungheria o i Paesi Bassi. I dati storici raccolti dall’Agenzia delle Dogane nei primi due mesi del corrente anno confermano purtroppo questo trend, avendo già registrato un dimezzamento effettivo delle spedizioni totali. Questa riorganizzazione delle rotte internazionali risulta molto agevole per le imprese poiché i piccoli pacchi viaggiano ammassati in grandi quantitativi stradali ed aerei ad alta densità.

Il dazio comunitario rimarrà comunque in vigore fino al primo luglio 2028, momento in cui diventerà pienamente operativo il nuovo e atteso centro doganale digitale europeo. La Commissione Europea ha giustificato questo forte intervento restrittivo evidenziando che il volume dei piccoli pacchi in arrivo è letteralmente raddoppiato ogni anno a partire dal 2022. Nel solo corso del 2024 sono entrati nel mercato unico ben 4,6 miliardi di colli, dei quali il novantuno per cento proveniva direttamente dalle fabbriche cinesi.

Questo enorme afflusso di merci a basso costo ha saturato i canali distributivi occidentali, spingendo le istituzioni comunitarie a erigere barriere tariffarie per proteggere le manifatture locali. Il ministro Adolfo Urso ha definito la situazione una vera invasione commerciale, aggravata indirettamente dalle pesanti barriere tariffarie recentemente introdotte dagli Stati Uniti d’America.

Di Dario Lessa

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