Estate amara: gelati più piccoli e prezzi in aumento

La riduzione delle quantità nei gelati confezionati continua a farsi sentire sugli scaffali dei supermercati. Molti prodotti hanno perso peso e volume rispetto al passato, mentre i rincari continuano a pesare sul portafoglio delle famiglie e spingono i consumatori a osservare con maggiore attenzione il rapporto tra quantità acquistata e prezzo pagato

by Nora Taylor
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Con l’arrivo del caldo, i gelati confezionati tornano tra i prodotti preferiti dagli italiani. Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. Le confezioni sembrano quasi identiche a quelle del passato, ma molti prodotti contengono meno grammi o meno millilitri. Nello stesso tempo, i prezzi continuano a crescere. Questo fenomeno prende il nome di shrinkflation e interessa ormai una parte sempre più ampia del settore alimentare.

Le porzioni si riducono nei prodotti più conosciuti

Tra i prodotti più popolari, la Coppa del Nonno ha registrato una riduzione del peso. Oggi il celebre gelato contiene 65 grammi, mentre in passato arrivava a 70 grammi. Anche il Maxibon prodotto da Nestlé ha perso parte delle sue dimensioni. Il peso è sceso da 102 a 96 grammi. Il Magnum Classic, invece, presenta dimensioni inferiori rispetto a quelle di alcuni anni fa e oggi costa molto più rispetto ai primi anni Duemila.

I cambiamenti riguardano anche altre categorie di prodotti. I gelati su stecco, infatti, hanno visto diminuire il volume medio da 120 a 100 millilitri. Allo stesso tempo, i prezzi hanno registrato un aumento medio del 14%. Anche i coni confezionati mostrano una situazione simile. Le quantità sono diminuite di circa l’8%, mentre il prezzo al chilogrammo è salito da 16 a 20 euro.

Cos’è la shrinkflation e perché preoccupa i consumatori

La shrinkflation indica una pratica che molte aziende utilizzano per limitare gli aumenti visibili sui cartellini dei prezzi. Invece di applicare rincari troppo evidenti, i produttori scelgono di ridurre il peso o il volume delle confezioni. In questo modo, il prezzo appare quasi invariato, ma il consumatore riceve meno prodotto.

Chi guarda soltanto il prezzo esposto rischia di non notare subito il cambiamento. Per questo motivo, molte persone controllano con maggiore attenzione il prezzo al chilo o al litro. Questo parametro permette di confrontare i prodotti e capire il costo reale di ciò che finisce nel carrello.

L’aumento dei costi spinge le aziende a cambiare strategia

Negli ultimi anni, le imprese del settore alimentare hanno dovuto affrontare spese sempre più elevate. I rincari delle materie prime, dell’energia e dei trasporti hanno inciso sui costi di produzione. Molte aziende hanno quindi preferito ridurre le dimensioni dei prodotti per evitare aumenti ancora più evidenti.

Alla fine, però, il risultato rimane lo stesso: i consumatori spendono di più e acquistano quantità inferiori rispetto al passato. Questa situazione interessa non soltanto i gelati, ma anche molti altri prodotti presenti ogni giorno nelle dispense degli italiani.

Cresce l’attenzione durante la spesa

Sempre più persone leggono con attenzione le etichette e confrontano il prezzo al chilogrammo prima di acquistare. La shrinkflation rende infatti più difficile capire se un prodotto offre davvero convenienza.

«A parità di prezzo, le quantità continuano a diminuire», ricordano spesso le associazioni dei consumatori. L’attenzione verso il rapporto tra quantità e prezzo cresce sempre di più e aiuta le famiglie a effettuare scelte più consapevoli.

Con l’estate entrata nel vivo, i gelati confezionati continuano a rappresentare uno dei prodotti più richiesti. Dietro confezioni molto simili a quelle di qualche anno fa, però, si nascondono porzioni più piccole e costi sempre più elevati. La shrinkflation continua così a modificare le abitudini di acquisto degli italiani e rende indispensabile controllare con attenzione ogni etichetta prima di mettere un prodotto nel carrello.

A cura di Nora Taylor
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