Dal caffè alle patatine fritte: l’inflazione al supermercato pesa sul carrello degli italiani
Prezzi quotidiani in salita, margini familiari sempre più stretti e un nuovo equilibrio nei consumi
Andare al supermercato, oggi, non è più un gesto così scontato ma una piccola prova di resistenza. Lo si capisce subito nel reparto caffè, dove il prezzo della confezione è cresciuto sensibilmente negli ultimi due anni, complice l’aumento delle quotazioni internazionali della materia prima e i rincari energetici che gravano su tutta la filiera. Ma il caffè non è un’eccezione: anche beni considerati “pop”, come le patatine fritte surgelate, hanno subito un’impennata, trainata dall’aumento del costo delle patate, dell’olio e dei trasporti.
Questo fenomeno, che colpisce tanto i prodotti simbolici del made in Italy quanto i più comuni alimenti da scaffale, è il riflesso diretto di un’inflazione che, pur mostrando segni di rallentamento, continua a far sentire i propri effetti nelle tasche delle famiglie. L’olio di semi, ad esempio, ha registrato picchi mai visti prima, trascinando con sé tutti i derivati che lo utilizzano nei processi produttivi. Anche il pane, la pasta e i latticini hanno conosciuto oscillazioni significative, risultato dell’aumento del prezzo del grano e del latte alla stalla.
La conseguenza immediata è una contrazione del potere d’acquisto: gli italiani, pur non rinunciando completamente ai prodotti di prima necessità, si trovano a selezionare con più attenzione, optando per marche più economiche o riducendo la quantità di acquisti “extra”. Secondo le ultime indagini di mercato, cresce la propensione a rivolgersi ai discount, mentre i supermercati tradizionali faticano a mantenere volumi stabili. Si tratta di una trasformazione strutturale dei consumi, che ridisegna le abitudini quotidiane.
L’inflazione non è soltanto un dato statistico o una forma astratta dell’universo finanziario, è un’esperienza concreta che accompagna ogni visita al supermercato e che produce effetti sociali oltre che economici. Meno disponibilità di spesa significa meno risparmi, più rinunce e un maggiore ricorso alle promozioni, con il rischio che la qualità della dieta e il benessere generale vengano compromessi. Le imprese della distribuzione, da parte loro, oscillano tra la necessità di tutelare i margini e quella di non perdere clienti, in un equilibrio sempre più fragile.
Se il picco inflazionistico sembra essersi attenuato rispetto al 2022, i prezzi difficilmente torneranno indietro. Il carrello della spesa, in Italia, resta più caro e segnato da un cambiamento che va oltre la congiuntura: riflette l’impatto globale delle crisi energetiche, climatiche e geopolitiche che hanno riportato il tema del costo della vita al centro del dibattito pubblico.
Dati aggiornati per il 2025: quanto sono aumentati i principali prodotti
Ecco alcuni dati concreti fino a metà/fine 2025, che aiutano a capire la dimensione del problema (dati ISTAT):
- L’inflazione generale è cresciuta in Italia nel giugno 2025 del +1,7% su base annua rispetto a giugno 2024.
- Ma il dato che più pesa sul consumatore è quello dei prodotti alimentari non lavorati, che registrano un tasso annuo di crescita del +4,2%.
- I beni alimentari e le bevande analcoliche, categoria molto rilevante del carrello, hanno visto rialzi del +3,5% su anno.
- Guardando un orizzonte un po’ più lungo: negli ultimi quattro anni (dal 2021 al 2025) il costo di “cibo e bevande analcoliche” è aumentato di oltre il 27% cumulato.
- Prodotti specifici hanno subito rincari particolarmente marcati. Alcuni esempi:
- Il burro registra un indice prezzo che ha raggiunto ~183 rispetto al base dell’analisi, segnalando aumenti molto forti.
- Le patate hanno un indice ~166 nello stesso periodo, riflettendo l’aumento dei costi agricoli, dei trasporti e delle materie prime per pacchettamento/refrigerazione.
- L’olio d’oliva anch’esso in forte crescita (indice intorno a 162) benché in certi momenti sia stato ancora più alto.
- Il riso (~155), il cacao e cioccolato in polvere (~152) fra i prodotti dolciari più colpiti.
- Il burro registra un indice prezzo che ha raggiunto ~183 rispetto al base dell’analisi, segnalando aumenti molto forti.
- Sul fronte della frutta, la spesa per la frutta fresca registra un aumento medio di +2,9% nel 2025 rispetto all’anno precedente.
A cura di Dario Lessa
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