Difesa, così l’Europa insegue gli Stati Uniti
Spesa in crescita del 10% nel 2025
Nel 2025 l’Europa alza l’asticella sulla difesa, con una crescita della spesa stimata intorno al 10%, segno tangibile di un cambio di passo in una fase geopolitica dominata da incertezze, riarmo e nuove minacce ibride. Il Vecchio Continente, storicamente reticente ad aumentare i propri bilanci militari, sta cercando di colmare il divario con gli Stati Uniti, che da decenni restano il principale motore della sicurezza transatlantica. Secondo le analisi preliminari dell’European Defence Agency (EDA) e dell’Istituto Internazionale di Studi Strategici (IISS), i Paesi membri dell’UE spenderanno complessivamente oltre 300 miliardi di euro nel 2025 per la difesa, contro i circa 270 miliardi del 2024. Una crescita che segue un trend iniziato nel 2022, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, ma che ora assume tratti strutturali, più che emergenziali.
La spinta a investire di più nella difesa nasce da tre principali fattori: il deterioramento del contesto di sicurezza, la dipendenza strategica dagli Stati Uniti all’interno della NATO e la necessità di rafforzare la base industriale militare europea. Washington copre tuttora oltre il 70% della spesa NATO, e i recenti segnali di un possibile disimpegno USA in caso di cambio politico alla Casa Bianca hanno fatto scattare l’allarme nelle cancellerie europee.
La Germania, con il suo “fondo speciale” da 100 miliardi di euro, e la Polonia, che ha ormai superato il 4% del PIL in spese militari, sono gli esempi più evidenti di questa inversione di rotta. Anche l’Italia ha previsto aumenti, con un budget difensivo che nel 2025 dovrebbe superare i 30 miliardi, puntando su tecnologie emergenti, cybersicurezza e rinnovamento della flotta navale e aerea.
L’ambizione di una “difesa europea”
La Commissione europea spinge per una maggiore integrazione tra le industrie militari nazionali e ha lanciato strumenti come l’European Defence Fund e l’EDIRPA (strumento per l’acquisto congiunto di equipaggiamenti militari). Tuttavia, la frammentazione rimane elevata: oltre 20 modelli diversi di carri armati, decine di sistemi missilistici incompatibili e duplicazioni industriali frenano una vera sinergia. Il 10% di aumento del 2025, seppur significativo, resta comunque lontano dagli oltre 850 miliardi di dollari che gli Stati Uniti investiranno nello stesso anno, con una supremazia non solo quantitativa, ma anche tecnologica. Ma Bruxelles sembra aver compreso che la sicurezza, in un mondo multipolare e instabile, ha un prezzo – e che dipendere troppo a lungo dagli altri rischia di costare ancora di più.
Il rafforzamento della difesa europea non è solo una risposta tattica al momento attuale, ma un tentativo di ridisegnare gli equilibri geopolitici. L’obiettivo a lungo termine è costruire un “pilastro europeo” credibile all’interno della NATO, che possa dialogare alla pari con Washington e, all’occorrenza, agire autonomamente in scenari regionali.
Resta però la sfida della coerenza politica: senza una visione strategica condivisa e un’armonizzazione degli obiettivi, l’aumento della spesa rischia di non trasformarsi in un reale aumento di capacità. La corsa alla difesa è cominciata, ma l’Europa dovrà dimostrare di saper correre insieme.
A cura di Dario Lessa
Leggi anche: Allarme Confcommercio: negozi in crisi in Italia
Seguici su Facebook e Instagram!