Disparità in Stellantis: dividendi record e operai a secco
Il divario tra i profitti aziendali e il trattamento dei dipendenti scatena una protesta senza precedenti nei poli produttivi
L’universo Stellantis si ritrova immerso in un paradosso finanziario, di quelli usciti dal perfetto manuale delle disuguaglianze economiche del secolo ventunesimo. Mentre i vertici aziendali celebrano risultati finanziari che permettono la distribuzione di cedole miliardarie agli azionisti, per chi lavora sulle linee di montaggio la realtà è ben diversa. La notizia che quest’anno l’azienda non pagherà il premio annuale ai propri dipendenti è piombata sugli stabilimenti come un macigno gelido.
Una frattura economica profonda
La conferma ufficiale è arrivata direttamente dalle parole dell’amministratore delegato Antonio Filosa, il quale ha gelato le speranze delle migliaia di tute blu che attendevano il consueto riconoscimento economico. Il mancato raggiungimento di specifici obiettivi di efficienza avrebbe bloccato l’erogazione del bonus variabile per la base produttiva. Tuttavia, questa spiegazione tecnica fatica a reggere il confronto con i numeri strabilianti che il gruppo continua a esporre nelle relazioni trimestrali dedicate agli investitori internazionali.
La rabbia dei sindacati e dei lavoratori
Le reazioni non si sono fatte attendere e i rappresentanti dei lavoratori hanno immediatamente alzato la voce contro quella che definiscono una palese ingiustizia sociale. “Non è accettabile che chi garantisce la continuità della produzione rimanga a mani vuote mentre i capi si spartiscono premi da capogiro”, hanno dichiarato congiuntamente i delegati sindacali durante un’assemblea improvvisata fuori dai cancelli. La rabbia dei lavoratori nasce dal forte contrasto tra i sacrifici richiesti per la transizione elettrica e l’opulenza mostrata dai massimi dirigenti del gruppo automobilistico.
Verso la mobilitazione generale
Si respira un clima di forte tensione che potrebbe sfociare presto in una mobilitazione generale in tutti i principali siti produttivi. Questa mossa potrebbe far parte di una strategia aggressiva di contenimento dei costi per preservare i margini di profitto necessari a sostenere le quotazioni in borsa. Ma una società così influente può giustificare un divario tanto profondo tra il trattamento della dirigenza e quello degli operai?
Di Dario Lessa
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