Il commercialista risponde: Guida alla sopravvivenza fiscale

Strategie pratiche per non farsi schiacciare dalla burocrazia e riprendere il controllo del proprio business

by Davide Cannata
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Di  Davide Cannata

Il commercialista risponde: Guida alla sopravvivenza fiscale

Strategie pratiche per non farsi schiacciare dalla burocrazia e riprendere il controllo del proprio business

Navigare nel labirinto del fisco italiano richiede molto più di una semplice calcolatrice: serve una visione strategica e la capacità di anticipare cambiamenti che, spesso, avvengono da un giorno all’altro. In un’epoca in cui le regole sembrano mutare con una velocità senza precedenti, la comprensione dell’economia non può più essere considerata una materia per soli addetti ai lavori; deve diventare una competenza condivisa e consapevole.

Nasce da questa esigenza la nostra nuova rubrica settimanale, uno spazio pensato per dare risposte concrete a chi vive quotidianamente le sfide della partita IVA, dell’impresa o della gestione del patrimonio familiare.

Per inaugurare questo percorso, abbiamo incontrato il Dott. Marco Masci. Consulente esperto e autore del saggio Commercialista di te stesso, Masci è un professionista che ha fatto della “conoscenza delle regole del gioco” la sua missione. In questa prima conversazione, esploreremo come la tecnologia stia riscrivendo i confini della consulenza e perché, oggi più che mai, l’imprenditore debba smettere di essere un soggetto passivo per diventare il vero timoniere della propria strategia fiscale.

Dott. Masci, il mondo dell’intelligenza artificiale e dell’automazione sta entrando prepotentemente negli studi professionali. Secondo lei, la consulenza umana resterà insostituibile o diventerà un servizio di lusso?

L’intelligenza artificiale è sicuramente uno strumento innovativo, ma ogni risorsa va usata con intelligenza. Il commercialista deve essere un consulente capace di mettere a disposizione tutti gli strumenti possibili per potenziare il business del cliente e fargli conoscere le regole del gioco. Nel mio libro, Commercialista di te stesso, spiego proprio che l’atteggiamento di chi fa impresa oggi deve cambiare radicalmente rispetto a trent’anni fa. Non si può più pensare di pagare un professionista affinché “faccia tutto lui”. Il consulente ti porta al risultato tecnico, come la dichiarazione o l’F24, ma la verità è che l’imprenditore deve conoscere le regole del mondo fiscale. Il successo o l’insuccesso economico determinano la felicità di una famiglia; l’IA è un supporto fondamentale per ottenere informazioni veloci e prendere decisioni migliori, ma non sostituisce la strategia umana.

In questo contesto, lei si sente più un “traduttore” della burocrazia o un “difensore” del contribuente?

Il mio ruolo è quello di essere un partner per il cittadino, sia esso un dipendente, una partita IVA o un amministratore. Grazie alla mia competenza, fornisco i numeri necessari per gestire l’attività. In passato c’era l’abitudine di delegare mansioni che non si volevano svolgere; oggi questo non è più possibile. Bisogna conoscere le regole del gioco del mondo fiscale e il commercialista è colui che ti aiuta a comprenderle per cambiare il tuo obiettivo aziendale.

Lei ha sottolineato che negli ultimi cinque anni le regole sono cambiate più che nei precedenti quaranta. Come influisce questo sulla professione?

È un cambiamento epocale. Le regole di cinque anni fa oggi non servono più a nulla. Paradossalmente, il miglior commercialista oggi è quello che nasce adesso, senza i retaggi o i vincoli del passato, perché studia le regole attuali. In questo, l’intelligenza artificiale è validissima: utilizza solo le norme di oggi, non ha abitudini passate o vecchi input che possono creare confusione. È pazzesco pensare a questa accelerazione, ma è la realtà in cui operiamo.

Parliamo di etica fiscale. Esiste ancora un equilibrio tra il dovere di pagare le tasse e il diritto di un’azienda a non essere soffocata dalla pressione fiscale italiana?

La risposta è un calcolo matematico: se tutti pagassero le tasse, le tasse diminuirebbero per tutti. In Italia la pressione fiscale è troppo alta e l’evasione è un dato di fatto. Si potrebbe risolvere il problema con un alleggerimento della pressione fiscale unito a un obbligo rigoroso di pagamento, come avviene in altri Paesi. Invece, assistiamo a fenomeni come la “Rottamazione Quinquies”. Quando fai per cinque volte la stessa cosa, come uno chef che propone sempre lo stesso piatto o un pilota che ripete lo stesso giro senza migliorare, significa che qualcosa non va nel sistema. Le paci fiscali reiterate indicano che non si è in grado di risolvere il problema alla radice.

Esistono però dei vantaggi fiscali o degli incentivi che le aziende possono sfruttare?

Ci sono dei vantaggi, ma in Italia tutto è diventato complicatissimo. Prendiamo l’esempio del 110%: un’idea economicamente importante che è riuscita a combinare un macello senza precedenti. Ad oggi, si stima che la guerra in Ucraina sia costata circa 110 miliardi di euro, mentre il “buco” creato dal Superbonus 110% è arrivato a 150 miliardi. È una cifra impressionante, superiore al costo di un conflitto.

Qual è dunque il primo passo per un imprenditore che vuole migliorare la propria posizione?

Il primo passo è l’atteggiamento. Bisogna smettere di delegare totalmente al professionista e diventare, come dicevo, “commercialisti di se stessi”. Sto scrivendo un secondo libro in cui indico “i tre numeri della ricchezza”. Ogni imprenditore deve conoscere queste formule. È come guidare un’auto: se non hai la patente e non conosci le basi, non puoi stare in strada. Il consulente deve fornirti gli strumenti, i risultati e gli effetti finali, ma tu devi sapere come gira la tua attività. Molti guardano solo al fatturato, pensando che “più fatturo, meglio è”, ma spesso non è così. A volte, a causa di margini risicati, fatturare oltre certi valori può essere addirittura controproducente. Bisogna conoscere i propri numeri per decidere la strategia corretta.


Questo primo dialogo con il Dott. Marco Masci ci lascia con una consapevolezza fondamentale: il tempo della delega assoluta e “cieca” al professionista è terminato. La complessità del presente richiede un cambio di atteggiamento, dove il commercialista diventa un partner strategico che fornisce gli strumenti necessari, ma è l’imprenditore a dover possedere la “patente” per guidare la propria azienda verso la crescita.

L’analisi lucida del Dott. Masci sulle contraddizioni del sistema italiano, ci ricorda quanto sia urgente investire nella propria formazione per non restare schiacciati dalla burocrazia.

Vi diamo appuntamento a martedì prossimo per un nuovo capitolo di questa rubrica, in cui continueremo a esplorare le dinamiche economiche e i “numeri della ricchezza” insieme ai nostri esperti.

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