Rendite di posizione e spiagge vuote, i “mea culpa” mancati di balneari e governi

Per anni, il settore balneare italiano ha difeso con tenacia lo status quo, opponendosi a qualsiasi apertura alla concorrenza che potesse intaccare le proprie rendite di posizione

by Financial Day 24
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Rendite di posizione e spiagge vuote, i “mea culpa” mancati di balneari e governi

Per anni, il settore balneare italiano ha difeso con tenacia lo status quo, opponendosi a qualsiasi apertura alla concorrenza che potesse intaccare le proprie rendite di posizione

Le concessioni demaniali, spesso rinnovate automaticamente e a canoni irrisori, hanno garantito ai gestori stabilità e margini elevati, ma hanno anche prodotto un mercato statico, poco incentivato a investire in qualità, innovazione e servizi in linea con le nuove esigenze dei turisti. Oggi, di fronte al calo di presenze sulle spiagge, molti operatori puntano il dito contro fattori esterni — dalla crisi economica all’inflazione, passando per il maltempo e il turismo internazionale in crescita verso altre destinazioni — ma raramente riconoscono che un’assenza di competizione ha contribuito a rendere meno attrattiva l’offerta complessiva.

In questo scenario, la responsabilità non è solo degli operatori. I governi che si sono succeduti negli ultimi decenni hanno scelto la strada più semplice: assecondare il comparto, rinviando l’applicazione delle norme europee sulla libera concorrenza e proteggendo di fatto le posizioni acquisite. Una scelta che, nel breve periodo, ha evitato scontri politici e sociali, ma nel lungo periodo ha ostacolato la modernizzazione del settore. La mancanza di una riforma strutturale ha impedito l’ingresso di nuovi attori in grado di offrire modelli innovativi di gestione, tariffe più competitive e una maggiore diversificazione dell’offerta.

Oggi il calo della domanda turistica interna e la crescente concorrenza internazionale mettono a nudo le fragilità di un sistema che ha vissuto per decenni di protezioni e garanzie. Le spiagge vuote non sono solo il frutto di congiunture sfavorevoli, ma anche il risultato di scelte strategiche — o della loro assenza — da parte di imprenditori e decisori pubblici. Un doppio “mea culpa” che, se non verrà riconosciuto, rischia di lasciare il settore balneare prigioniero delle stesse rendite che un tempo sembravano la sua più grande forza.

A cura di Dario Lessa
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