Social Card: ecco chi resta fuori
Il labirinto delle misure sociali: la “Social Card” tra chi ne ha diritto e chi no Quali sono criteri di accesso e la compilazione delle liste dei beneficiari
L’architettura del welfare italiano si arricchisce e contemporaneamente si complica con l’introduzione e la riorganizzazione di strumenti di sostegno al reddito e alla spesa, tra i quali la cosiddetta Social Card, o più specificamente, la Carta Acquisti e la più recente Carta “Dedicata a te”. Queste misure, sebbene animate dalla lodevole intenzione di mitigare gli effetti dell’inflazione e del disagio economico, si scontrano con la dura realtà della limitatezza delle risorse e della necessità di definire criteri selettivi rigorosi, che inevitabilmente generano una netta distinzione tra i cittadini ammessi al beneficio e quelli che, pur in condizioni di fragilità, ne restano esclusi.
La doppia faccia della “Social Card”: beneficiari e vincoli economici
Attualmente, il panorama include principalmente due strumenti operativi. La Carta Acquisti tradizionale è destinata a due categorie anagrafiche ben definite: gli anziani con almeno 65 anni e i nuclei familiari con bambini sotto i tre anni. In entrambi i casi, l’accesso è subordinato a stringenti requisiti economici, in particolare per quanto riguarda il reddito e l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE), oltre a vincoli patrimoniali su utenze, autoveicoli e immobili. Si tratta di un sostegno continuativo, anche se di importo modesto, che mira a supportare la spesa alimentare, sanitaria e le bollette.
La Carta “Dedicata a te”, invece, rappresenta un intervento una tantum con un taglio più mirato contro il caro-spesa alimentare, caratterizzato da un criterio selettivo basato sull’ISEE non superiore a 15.000 euro e sulla composizione numerica del nucleo familiare, con una scala di priorità che privilegia le famiglie più numerose e con figli più piccoli. Il finanziamento specifico e la destinazione esclusiva a beni alimentari di prima necessità la rendono una misura più circoscritta e di emergenza.
Il dilemma dell’esclusione e l’arrivo delle liste
Il punto finanziariamente più delicato e socialmente più controverso risiede proprio nelle clausole di esclusione. La “Dedicata a te” opera un chiaro sbarramento verso i nuclei familiari che già beneficiano di altre forme di sostegno al reddito o alla disoccupazione, come l’Assegno di Inclusione, il Reddito di Cittadinanza (nelle sue precedenti incarnazioni) o le indennità di NASpI e Cassa Integrazione Guadagni (CIG). Questo principio, noto come divieto di cumulo, è dettato dall’esigenza di evitare sovrapposizioni e concentrare le risorse su chi è privo di altre tutele attive, ma rischia di penalizzare i cosiddetti lavoratori poveri o nuclei che, pur beneficiando di supporti marginali, non vedono comunque pienamente coperto il fabbisogno essenziale.
L’arrivo delle liste dei beneficiari, elaborate dall’INPS incrociando i dati ISEE e anagrafici e poi consolidate dai Comuni, segna il momento in cui la teoria normativa si traduce in realtà operativa, generando aspettative e, talvolta, delusioni. I cittadini non devono presentare una domanda specifica, ma vengono individuati d’ufficio; il loro nome, o per meglio dire il protocollo ISEE, entra in un elenco che definisce con precisione chirurgica l’accesso al beneficio. Questo processo, pur garantendo trasparenza e minimizzando gli oneri burocratici per i cittadini, rende palese la coperta corta delle politiche sociali: le risorse stanziate, per quanto ingenti, non sono mai sufficienti a includere la totalità dei soggetti che si trovano al di sotto della soglia di disagio economico, costringendo l’esecutivo a stabilire priorità che lasciano inevitabilmente fuori milioni di famiglie che pure rientrano nel limite ISEE previsto.
A cura di Dario Lessa