Svizzera sotto choc per il super dazio Usa al 39%: il franco precipita, esportazioni a rischio

La Confederazione elvetica tra i Paesi più penalizzati dalle nuove tariffe imposte da Trump. Oltre al danno economico, anche la moneta ne risente. A rischio l’export di farmaci, orologi, oro e caffè

by Financial Day 24
0

Svizzera sotto choc per il super dazio Usa al 39%: il franco precipita, esportazioni a rischio

La Confederazione elvetica tra i Paesi più penalizzati dalle nuove tariffe imposte da Trump. Oltre al danno economico, anche la moneta ne risente. A rischio l’export di farmaci, orologi, oro e caffè

La Svizzera si risveglia con un colpo durissimo da digerire: gli Stati Uniti hanno ufficializzato un dazio del 39% su alcune importazioni chiave dalla Confederazione, superando persino la già severa aliquota del 31% annunciata da Donald Trump ad aprile. La decisione ha avuto un impatto immediato non solo sull’economia svizzera ma anche sui mercati valutari, con il franco che ha subito una brusca discesa nei confronti del dollaro, segno della tensione e dell’incertezza che attraversano gli ambienti finanziari elvetici.

La misura appare sproporzionata, soprattutto se si considera che la Svizzera non è una superpotenza manifatturiera aggressiva, né tantomeno una minaccia sistemica per l’industria americana. Eppure, la morsa protezionista del presidente si stringe proprio su Berna. Farmaci, orologi, caffè e metalli preziosi, in particolare l’oro, rappresentano le voci principali del commercio svizzero verso gli USA e rischiano ora di diventare merce invendibile sul mercato americano a causa dei nuovi prezzi gonfiati dai dazi.

Perché Trump ce l’ha con la Svizzera? La domanda serpeggia tra analisti ed esportatori. Secondo alcune interpretazioni, si tratterebbe di una mossa tattica per colpire indirettamente l’Unione Europea, di cui la Svizzera non fa parte, ma con cui condivide affinità economiche e un certo allineamento commerciale. Altri osservatori ipotizzano che il mirino sia stato puntato su settori percepiti da Washington come ipercompetitivi, come quello farmaceutico e dell’orologeria di lusso, considerati simboli di un’economia che prospera grazie all’accesso ai mercati globali.

Le conseguenze per l’economia svizzera potrebbero essere pesanti. Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali partner commerciali di Berna e la nuova ondata di dazi rischia di spiazzare interi comparti produttivi. Le aziende dovranno decidere se assorbire i costi, ridurre i margini o rinunciare al mercato americano. In ogni caso, la competitività ne risentirà. L’indebolimento del franco potrebbe offrire un sollievo momentaneo, rendendo le esportazioni più convenienti, ma la volatilità valutaria è un’arma a doppio taglio e mina la fiducia degli investitori.

Il governo svizzero si trova ora nella delicata posizione di dover bilanciare la difesa degli interessi economici nazionali con la prudenza diplomatica, evitando uno scontro diretto con Washington. Ma la misura americana segna un nuovo picco di tensione commerciale e lancia un segnale chiaro: nessuno, nemmeno la neutrale Svizzera, è al riparo dal ritorno del protezionismo a stelle e strisce.

A cura di Dario Lessa
Leggi anche: L’INPS scrive a 4 milioni di famiglie: il lavoro dei giovani al centro del futuro economico
Seguici su Facebook e Instagram!

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!