Trump vieta i viaggi negli USA da 12 Paesi
Sospesi i visti per studenti stranieri ad Harvard
Il presidente Donald Trump ha scatenato un’ondata di reazioni internazionali con due nuove proposte che hanno già acceso un ampio dibattito politico e diplomatico. Durante un comizio elettorale in Florida, Trump ha annunciato che, se rieletto alla Casa Bianca, imporrà un divieto d’ingresso negli Stati Uniti a cittadini provenienti da 12 Paesi a maggioranza musulmana, estendendo e rafforzando il controverso “Muslim Ban” introdotto nel 2017. Secondo quanto dichiarato dall’ex presidente, la misura mira a «proteggere il popolo americano da minacce terroristiche e infiltrazioni di estremisti», anche se non ha fornito prove concrete di nuove minacce imminenti. I Paesi interessati dal potenziale divieto non sono stati ufficialmente elencati, ma fonti vicine alla campagna hanno riferito che si tratterebbe principalmente di nazioni del Medio Oriente e del Nord Africa, oltre ad alcuni Stati dell’Africa subsahariana.
Stop ai visti per studenti stranieri: Harvard nel mirino
In una seconda dichiarazione destinata a sollevare ulteriori polemiche, Trump ha anche affermato che, in caso di ritorno alla presidenza, sospenderà il rilascio di visti F-1 (studenti) per cittadini stranieri iscritti a università d’élite come Harvard, MIT e Stanford. L’ex presidente ha accusato questi atenei di essere «centri di propaganda woke» e ha promesso una «bonifica ideologica delle università americane».
«Non permetteremo più a studenti stranieri di venire qui, odiare il nostro Paese e poi rubare i nostri posti di lavoro o i nostri segreti», ha detto Trump tra gli applausi dei suoi sostenitori. «Harvard non sarà più un rifugio per chi disprezza i nostri valori».
Le dichiarazioni di Trump hanno suscitato immediate reazioni nel mondo accademico e diplomatico. Il rettore di Harvard, Claudine Gay, ha definito le proposte «un attacco diretto all’istruzione superiore e alla cooperazione internazionale», sottolineando che oltre il 25% degli studenti dell’università proviene dall’estero. «Privare gli Stati Uniti dei migliori talenti globali è miope e dannoso», ha aggiunto. Anche alcuni alleati internazionali degli USA hanno espresso preoccupazione per il possibile ritorno a politiche migratorie considerate discriminatorie. L’Unione Europea ha invitato alla «prudenza e al rispetto dei diritti fondamentali», mentre l’ONU ha chiesto chiarimenti sulle intenzioni di Trump. Dal fronte repubblicano, la base più fedele a Trump ha accolto con entusiasmo le nuove promesse, viste come un ritorno a un’agenda “America First” più rigida. Tuttavia, diversi senatori del GOP hanno evitato di commentare, consapevoli del potenziale impatto negativo sulla reputazione globale degli Stati Uniti e sull’economia del settore universitario.
A cura di Dario Lessa
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