Il dossier Nidil Cgil 2025: rider, paghe da fame e turni massacranti

Rider in Italia: il miraggio del guadagno tra algoritmi e sfruttamento

by Dario Lessa
0

Il dossier Nidil Cgil 2025: rider, paghe da fame e turni massacranti

Rider in Italia: il miraggio del guadagno tra algoritmi e sfruttamento

Le strade delle nostre città sono ormai sature di zaini termici colorati che sfrecciano nel traffico cittadino, ma dietro quella velocità si nasconde una realtà fatta di cifre impietose e diritti calpestati. L’ultima fotografia scattata dal dossier 2025 di Nidil Cgil, intitolato significativamente “La condizione di lavoro dei rider del food delivery”, delinea un quadro dove l’innovazione tecnologica sembra viaggiare a braccetto con una precarietà che ricorda il secolo scorso. L’indagine si basa su circa cinquecento questionari raccolti in tutta Italia e tradotti in quattro lingue diverse per intercettare una forza lavoro composta prevalentemente da migranti, uomini e giovanissimi.

I dati emersi dal rapporto raccontano una quotidianità fatta di attese estenuanti davanti ai locali e corse contro il tempo per soddisfare i parametri di un algoritmo spesso implacabile. Un rider che decide di trascorrere otto ore in sella alla propria bicicletta o al motorino si scontra con una remunerazione che, in molti casi analizzati, tocca il minimo storico di appena due euro a consegna. Questo sistema di cottimo moderno costringe i lavoratori a ritmi insostenibili per riuscire a portare a casa una giornata che superi appena la soglia della sussistenza, senza alcuna garanzia su ferie, malattia o contributi previdenziali solidi.

“Siamo diventati invisibili agli occhi di chi ordina e semplici numeri per le piattaforme che gestiscono i nostri tempi di vita”, dichiara sconfortato un giovane fattorino pakistano che ha partecipato alla compilazione del questionario in lingua urdu. La sua testimonianza riflette il sentimento comune di una categoria che si sente intrappolata in un meccanismo dove il merito è deciso da un codice informatico segreto e mai condiviso. Molti intervistati spiegano che il guadagno reale viene ulteriormente eroso dalle spese di manutenzione del mezzo, dal carburante e dalle dotazioni di sicurezza che restano quasi sempre a carico del lavoratore.

Vi è anche una profonda barriera linguistica e burocratica che rende questi lavoratori ancora più vulnerabili ai ricatti del mercato nero degli account. Molti migranti, non avendo i documenti necessari per registrarsi regolarmente, finiscono per affittare profili da terzi, accettando di vedersi trattenere una percentuale del già magro compenso pur di lavorare. Questo sottobosco di illegalità e sfruttamento cresce proprio nelle pieghe di una normativa che fatica a inquadrare correttamente la figura del rider come lavoratore subordinato o autonomo.

La Cgil sottolinea come la frammentazione del lavoro impedisca spesso la creazione di una coscienza sindacale collettiva, lasciando il singolo individuo solo davanti alle decisioni unilaterali delle multinazionali del cibo. Il dossier è un grido d’allarme su come il settore del food delivery stia diventando il laboratorio di una nuova forma di marginalità sociale urbana. 

A cura di Dario Lessa
Leggi anche: Allarme Istat: un dato che gela il sangue
Seguici su Facebook e Instagram!

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!