Crollo dei prezzi dell’olio d’oliva: rivolta tra gli olivicoltori

Nel 2025 la ripresa produttiva nel Mediterraneo e l’aumento delle importazioni tunisine hanno fatto scendere i prezzi all’ingrosso, scatenando la protesta degli agricoltori italiani che temono un nuovo colpo al settore

by Financial Day 24
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Crollo dei prezzi dell’olio d’oliva: rivolta tra gli olivicoltori

Nel 2025 la ripresa produttiva nel Mediterraneo e l’aumento delle importazioni tunisine hanno fatto scendere i prezzi all’ingrosso, scatenando la protesta degli agricoltori italiani che temono un nuovo colpo al settore

Dopo due anni dominati da prezzi record, nel 2025 il mercato dell’olio d’oliva ha iniziato a cambiare direzione. La produzione nel Mediterraneo è tornata a crescere grazie a stagioni più favorevoli dopo i periodi di siccità che avevano ridotto drasticamente i raccolti. Questo aumento dell’offerta complessiva ha portato più prodotto sugli scaffali e nei magazzini, spingendo verso il basso le quotazioni all’ingrosso.

Importazioni tunisine in forte aumento

Un altro elemento decisivo riguarda le importazioni di olio più economico, soprattutto dalla Tunisia. Nei primi dieci mesi del 2025, quelle dirette verso l’Italia sono cresciute di circa il 40%. Questo incremento ha rafforzato ulteriormente la disponibilità di prodotto sul mercato nazionale, creando una pressione ancora maggiore sui prezzi.

Il calo dei prezzi e la reazione degli olivicoltori

La discesa delle quotazioni ha fatto scattare la protesta degli olivicoltori italiani, che denunciano un impatto pesante sui loro margini. Molti produttori sostengono che il prezzo attuale non copra i costi di produzione, già aumentati negli ultimi anni tra energia, fertilizzanti e manodopera. La filiera teme un indebolimento del settore olivicolo nazionale, considerato un simbolo del Made in Italy agroalimentare.

Un mercato che cambia dopo l’emergenza siccità

Il biennio precedente aveva segnato un’eccezione storica, con scarsità di prodotto e prezzi elevatissimi. Ora il 2025 mostra un quadro diverso: più raccolti nel Mediterraneo e più importazioni hanno riportato il mercato verso un equilibrio opposto. “Serve tutelare il lavoro degli agricoltori italiani”, ripetono le organizzazioni di categoria, mentre chiedono misure per evitare che l’olio straniero a basso costo metta in crisi la produzione locale.

A cura di Nora Taylor
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