H&M e la sfida della sostenibilità: gli obiettivi al 2030
Il gigante svedese ridisegna la sua presenza globale tra sfide digitali e nuove chiusure strategiche
Il panorama della moda è in una fase di trasformazione che vede i giganti storici del settore rimettere in gioco la propria presenza sul territorio. Il gruppo svedese H&M ha annunciato un piano di riorganizzazione che prevede la chiusura di ben 160 punti vendita nel corso del 2026 per ottimizzare i costi. Questa decisione scaturisce da un contesto economico complesso dove l’e-commerce esclusivo cannibalizza progressivamente le quote di mercato tradizionali e impone ritmi competitivi difficili da sostenere.
I dati relativi al primo trimestre del 2026 confermano la sofferenza del marchio con un calo delle vendite pari al 10% rispetto all’anno precedente nonostante i segnali positivi. Un timido recupero si è registrato a marzo con un incremento dell’1% a valuta costante ma il risultato complessivo resta comunque lontano dai picchi del passato. La società deve affrontare l’aggressività dei nuovi player digitali come la cinese Shein che domina la fascia economica e la solidità di Zara che punta sulla qualità.
L’impatto della riorganizzazione in Italia
L’Italia non rimane immune da questo processo di sfoltimento della rete commerciale e vede coinvolte diverse realtà locali in un piano di dismissione molto strutturato. Secondo il Corriere della Sera spicca la chiusura dello storico store di Roma Tuscolana prevista per il prossimo 10 maggio con diverse incognite. La dismissione del punto vendita romano mette a rischio il futuro di 17 lavoratori a tempo indeterminato sebbene l’azienda dichiari di voler gestire la transizione responsabilmente.
Mentre alcuni negozi abbassano le serrande il gruppo sceglie di investire sulla modernizzazione di altre sedi strategiche per migliorare sensibilmente l’esperienza d’acquisto dei propri clienti. In Puglia proseguono i lavori di ristrutturazione dei punti vendita di Bari e contemporaneamente sono previsti interventi tecnici rilevanti presso il negozio di Conegliano in provincia di Treviso.
Sindacati e futuro sostenibile
Il confronto con le sigle sindacali rimane però un nodo centrale della vicenda poiché le trattative riguardano non solo i licenziamenti ma anche i premi di risultato. La copertura economica per gli incentivi legati alle performance risulta assicurata soltanto fino a marzo 2026 creando una forte incertezza sul benessere contrattuale futuro dei dipendenti. La riorganizzazione non risparmia nemmeno i settori creativi d’eccellenza come dimostra la possibile chiusura dell’atelier parigino del marchio premium del gruppo denominato & Other Stories.
Il trasferimento delle attività creative da Parigi a Stoccolma comporterebbe la perdita di circa 30 posti di lavoro occupati da professionisti altamente specializzati nel settore moda. Questa scelta conferma la volontà di centralizzare le funzioni operative in Svezia per ridurre i costi fissi e massimizzare le sinergie tra i diversi brand aziendali. Dal picco massimo raggiunto nel 2015 il gruppo ha perso circa la metà del suo valore di mercato bruciando decine di miliardi di capitale azionario.
Oggi le vendite online rappresentano circa il 30% del fatturato totale dimostrando quanto sia vitale l’integrazione tecnologica per sopravvivere in un mercato ormai dominato dal digitale. Il numero complessivo dei negozi fisici è già diminuito del 19% rispetto al 2019 includendo nel conteggio anche la chiusura definitiva di tutti i punti vendita Monki. Per rispondere alle nuove esigenze etiche dei consumatori la società sta investendo massicciamente nella sostenibilità ambientale con obiettivi ambiziosi da raggiungere entro il prossimo decennio.
H&M punta a utilizzare il 100% di materiali provenienti da fonti sostenibili entro il 2030 impegnandosi anche a raddoppiare la quota di materiali riciclati nelle proprie collezioni. L’azienda intende ridurre l’impronta di suolo agricolo derivante dai processi produttivi a monte del 3,85% rispetto ai livelli registrati durante l’anno base del 2019. Questa transizione ecologica rappresenta una sfida economica fondamentale per tentare di recuperare quella rilevanza strategica che i consumatori sembrano aver parzialmente smarrito negli ultimi anni.
Di Dario Lessa
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