Classifica social dei leader politici, Meloni in pole position di like e views
La premier supera 4 milioni di like e 44,7 milioni di visualizzazioni. Renzi cresce ancora tra gli oppositori, mentre Vannacci rallenta e Bonelli finisce nella Hate Parade
Una parte sempre più rilevante della politica italiana passa dagli schermi degli smartphone, dove un like può diventare consenso digitale e una valanga di commenti il termometro di una controversia.
È questa la fotografia di settembre 2026 scattata da Leader Trend di Arcadia, il monitoraggio che analizza le performance degli account social dei principali leader politici italiani. Il rapporto prende in esame le dinamiche generate tra il 1° e il 29 settembre e mette in evidenza crescita dei follower, interazioni, visualizzazioni e frequenza di pubblicazione.
Meloni, Renzi e Calenda
A emergere sono soprattutto tre nomi: Giorgia Meloni, Matteo Renzi e Carlo Calenda. La presidente del Consiglio consolida la propria presenza digitale, Renzi prosegue la crescita iniziata nei mesi estivi e Calenda conferma invece una strategia fondata su una produzione particolarmente intensa di contenuti.
Il dato più vistoso riguarda Meloni. I suoi account hanno raccolto a settembre oltre 4 milioni di like su Instagram, ottenuti attraverso appena 43 contenuti, mentre le visualizzazioni hanno superato quota 44,7 milioni. Nello stesso mese la presidente del Consiglio ha inoltre guadagnato circa 567 mila nuovi follower, mantenendo una distanza significativa rispetto agli altri leader nella crescita della propria comunità digitale.
La frenata di settembre
Il confronto con luglio racconta però anche un cambiamento di ritmo. Nel mese precedente gli account di Meloni avevano superato complessivamente 5 milioni di like e 91 milioni di visualizzazioni, secondo il precedente monitoraggio di Arcadia. Settembre presenta quindi valori inferiori rispetto a luglio, ma conferma la capacità della premier di concentrare una quantità molto elevata di attenzione digitale.
Il secondo elemento interessante riguarda Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva prosegue per il secondo mese consecutivo, dopo il ritorno registrato a luglio, la crescita della propria presenza social. A settembre ha conquistato circa 23.700 nuovi follower, risultando davanti agli altri leader dell’opposizione nella crescita della propria base digitale. Subito dietro compare Carlo Calenda, con circa 23.200 nuovi follower.
La distanza tra i due è minima, appena 500 follower, ma racconta una dinamica interessante. Renzi sembra aver ritrovato una maggiore capacità di intercettare attenzione attraverso i propri canali, mentre Calenda continua a puntare con decisione sulla quantità e sulla continuità della comunicazione.
Del resto, proprio Calenda è il leader più prolifico del periodo considerato. Il suo account X ha pubblicato 141 contenuti tra il 1° e il 29 settembre, ai quali si aggiungono 72 contenuti su Facebook. Un’attività che fotografa una strategia comunicativa molto diversa da quella di chi concentra la propria presenza su un numero più limitato di pubblicazioni.
Conte e Schlein
Alle spalle della coppia Renzi-Calenda si collocano altri protagonisti dell’opposizione. Giuseppe Conte ha registrato circa 18 mila nuovi follower, mentre Elly Schlein si è fermata a 14.500. I numeri non descrivono da soli il peso politico di una leadership, ma indicano quanta capacità di aggregazione digitale abbia prodotto ciascun account nel periodo osservato.
La sorpresa del mese arriva invece dal rallentamento di Roberto Vannacci. Dopo la forte crescita registrata durante l’estate, il generale ha chiuso settembre con circa 87.600 nuovi follower. Un risultato ancora consistente in termini assoluti, ma sufficiente a farlo uscire dal podio sia per i like sia per le visualizzazioni.
Nel frattempo torna protagonista Matteo Salvini, che rientra tra i primi tre sia per le interazioni sia per le visualizzazioni. Su Instagram ha raccolto circa 1,9 milioni di like attraverso 78 contenuti, mentre le visualizzazioni hanno raggiunto 44,2 milioni, un dato sorprendentemente vicino ai 44,7 milioni ottenuti da Meloni.
Il confronto mostra dunque una caratteristica ormai strutturale della comunicazione politica contemporanea: non sempre pubblicare di più significa ottenere più attenzione.
La Hate Parade
Poi c’è il rovescio della medaglia, quello raccontato dalla Hate Parade, la speciale graduatoria di Arcadia che misura la variazione dei commenti negativi sulle pagine Facebook dei leader rispetto al mese precedente. Qui la fotografia cambia radicalmente, perché l’attenzione digitale non coincide necessariamente con un’accoglienza positiva.
A settembre il dato più clamoroso riguarda Angelo Bonelli, la cui pagina Facebook registra un incremento del 924% dei commenti negativi, arrivando a 13.625 commenti. Un’impennata che distanzia nettamente il leader dei Verdi dagli altri protagonisti della graduatoria.
Al secondo posto compare Elly Schlein, con una crescita del 92% dei commenti negativi, pari a 58.917 interventi, mentre Meloni registra un aumento del 91%, corrispondente a 231.862 commenti negativi.
Non tutti, però, vedono crescere la componente negativa delle conversazioni. Matteo Salvini registra una diminuzione dell’11%, Giuseppe Conte del 28% e Nicola Fratoianni del 29%. Sono numeri che descrivono la variazione del volume dei commenti negativi, non un giudizio complessivo sull’atteggiamento degli utenti verso i singoli leader.
È proprio questa la chiave per leggere correttamente la classifica social dei leader politici. Like, follower, visualizzazioni e commenti negativi misurano fenomeni differenti e non possono essere trasformati automaticamente in una classifica del consenso politico. Un contenuto può generare milioni di visualizzazioni perché piace, convince, incuriosisce oppure perché scatena una polemica.
Il social, insomma, non ha sostituito la politica: ne ha semplicemente modificato il rumore di fondo. E settembre lo dimostra con particolare chiarezza. Meloni continua a concentrare una quantità enorme di attenzione digitale, Renzi consolida la propria crescita, Calenda domina per frequenza di pubblicazione e Vannacci rallenta dopo l’accelerazione estiva.
Di Dario Lessa
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