Banche e immigrati: qualcosa non torna

Un nuovo report ISMU, per la Giornata Mondiale del Risparmio, svela le barriere che la popolazione immigrata affronta ogni giorno con banche e assicurazioni in Italia

by Davide Cannata
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Banche e immigrati: qualcosa non torna

Un nuovo report ISMU, per la Giornata Mondiale del Risparmio, svela le barriere che la popolazione immigrata affronta ogni giorno con banche e assicurazioni in Italia

L’accesso ai servizi finanziari per gli immigrati in Italia resta un percorso accidentato. Aprire un conto corrente, richiedere un prestito o firmare una polizza assicurativa, operazioni quotidiane per molti, sono ancora un ostacolo per una fetta significativa della popolazione con background migratorio. Questo è quanto rileva il report “Bussate e vi sarà aperto? Il (mis)match tra sistemi finanziari territoriali e bisogni degli immigrati”, presentato da Fondazione ISMU ETS in vista della Giornata Mondiale del Risparmio (31 ottobre).

Lo studio fa parte del Progetto PAF! – Programma di Alfabetizzazione Finanziaria, cofinanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021-2027. Il Consorzio La Rada guida il progetto come capofila, in partenariato con Fondazione ISMU ETS, CIR – Consiglio Italiano per i Rifugiati, CONNGI – Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane e Associazione Franco Verga – APS (C.O.I.).

La ricerca, diretta dalla professoressa Laura Zanfrini (responsabile Settore Economia, Lavoro e Welfare di Fondazione ISMU ETS) e condotta con i ricercatori Augusto Cocorullo, Chiara Formichi e Andrea Viola, esamina il rapporto tra persone immigrate e i sistemi bancari/assicurativi in quattro zone strategiche: Catania, Milano, Roma e Salerno. L’analisi si basa su indagini quantitative, oltre trenta interviste a operatori di servizi finanziari e focus group con mediatori culturali, richiedenti asilo e membri della cosiddetta “seconda generazione”.

Emerge un divario ancora profondo tra la realtà di un’Italia sempre più multiculturale e la difficoltà persistente nell’accesso ai servizi finanziari per i cittadini con background migratorio. Sebbene si noti un aumento progressivo nell’utilizzo di questi servizi, spinto da una maggiore stabilità nel Paese e dal ruolo attivo delle nuove generazioni, rimangono significative barriere strutturali, linguistiche, culturali e organizzative che impediscono una piena inclusione finanziaria.

La domanda di servizi e il ruolo delle nuove generazioni

Dalle testimonianze raccolte, i prodotti più richiesti dalle persone con background migratorio includono il conto corrente (fondamentale per l’accredito dello stipendio e le spese quotidiane), i piccoli prestiti e le polizze assicurative, in particolare quelle RCA obbligatorie per i veicoli.

Questa domanda di servizi finanziari segnala un progressivo radicamento in Italia. Nonostante mantengano legami con il Paese d’origine, molti cittadini immigrati oggi sono più propensi a investire i loro risparmi in Italia, specialmente se la loro presenza è stabile. Le nuove generazioni sostengono attivamente questo processo: agiscono come ponte linguistico e culturale, semplificando i rapporti con banche e assicurazioni e aiutando a normalizzare l’uso degli strumenti finanziari.

Barriere, criticità e il rischio di truffe

Nonostante i segnali positivi, il report evidenzia numerose criticità. Il rapporto con gli intermediari finanziari soffre a causa delle barriere linguistiche: pochi operatori di front office parlano lingue straniere e spesso gli immigrati hanno una conoscenza solo elementare dell’italiano. A questo si aggiungono una bassa competenza finanziaria e la distanza rispetto alle pratiche dei Paesi d’origine.

Dal canto loro, banche e assicurazioni raramente offrono materiale informativo multilingue o dispongono di operatori formati per un’utenza straniera. Spesso il personale non conosce adeguatamente le norme sul diritto alla bancabilità, ad esempio per chi attende il rinnovo del permesso di soggiorno o l’esito della domanda d’asilo. Di conseguenza, gli istituti appaiono poco “migrant friendly” e rischiano di ignorare un segmento di clientela importante e in crescita.

In questo scenario, le reti informali (connazionali, associazioni) assumono un ruolo chiave per superare gli ostacoli burocratici e linguistici, aiutando a trovare operatori disponibili. Tuttavia, affidarsi troppo a questi canali espone a rischi elevati: prestiti non regolamentati, truffe o offerte ingannevoli, spesso poco trasparenti.

Emergono anche problemi specifici, come il blocco dei conti alla morte del titolare senza familiari in Italia, che complica il rimpatrio della salma. Il report sottolinea inoltre la necessità di strumenti finanziari mirati: mutui accessibili senza garanzie eccessive, prodotti per l’invio di rimesse tramite canali bancari e soluzioni compatibili con principi religiosi, come quelle per i clienti musulmani, oggi spesso relegati a circuiti informali o esteri.

Proposte: alfabetizzazione e un accesso ai servizi finanziari immigrati più inclusivo

Le criticità non mancano, ma le esperienze positive confermano che un rapporto di fiducia è possibile. Molti operatori notano che, dopo un’esperienza positiva, i clienti immigrati tendono a fidelizzarsi, mantenendo il rapporto con l’istituto nel tempo e ampliando i servizi utilizzati, a volte anche nel passaggio generazionale.

Un ruolo chiave spetta all’alfabetizzazione finanziaria di base. Il report suggerisce di promuovere percorsi formativi trasversali, senza stigmatizzare gli stranieri come “deboli”. Questo favorirebbe l’autonomia gestionale, la consapevolezza economica e ridurrebbe la dipendenza da canali informali rischiosi. La formazione aiuterebbe anche a prevenire l’uso improprio degli sportelli fisici per operazioni gestibili tramite strumenti digitali.

Per favorire i canali digitali, è prioritaria la disponibilità di app e piattaforme multilingue. Servono inoltre materiale informativo semplificato e operatori che parlino più lingue. Per un sistema più inclusivo, il report propone: formazione del personale, introduzione di mediatori linguistico-culturali negli sportelli e reclutamento di personale con background migratorio.

Il Progetto PAF! nasce proprio per ridurre queste difficoltà di accesso. Promuove formazione, informazione e co-progettazione di servizi più accessibili. Nei quattro territori (Catania, Milano, Roma, Salerno) sono previsti corsi di educazione finanziaria, percorsi di capacity building per operatori bancari/assicurativi, workshop con giovani di seconda generazione e attività di sensibilizzazione. L’obiettivo è un sistema finanziario più inclusivo e interculturale, dove l’inclusione finanziaria supporti pienamente l’integrazione sociale.

Il report completo “Bussate e vi sarà aperto? Il (mis)match tra sistemi finanziari territoriali e bisogni degli immigrati” e i due Policy Brief derivati dallo studio sono disponibili a questo link.

A cura di Davide Cannata

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