La corsa al riarmo: l’Italia spende il 20% in più nel 2025
Il Sipri registra un record mondiale di 2.887 miliardi di dollari mentre l’Europa accelera la propria difesa interna
Un panorama geopolitico globale che non mostra minimamente alcun segno di rallentamento nella corsa agli investimenti militari. Questo il quadro secondo l’ultimo rapporto del Stockholm International Peace Research Institute: la spesa bellica mondiale ha raggiunto la cifra astronomica di 2.887 miliardi di dollari nel 2025.
Questo dato rappresenta l’undicesimo anno consecutivo di crescita costante riflettendo un mondo sempre più frammentato dove le tensioni internazionali spingono i governi verso il riarmo. L’Italia occupa oggi il dodicesimo posto nella classifica globale con un investimento che ha toccato quota 48,1 miliardi di dollari nell’ultimo anno solare.
Il balzo della spesa italiana e le criticità dei bilanci
Roma ha incrementato i propri esborsi per la difesa del 20% rispetto al periodo precedente portando l’incidenza della spesa militare nazionale all’ 1,9% del Prodotto Interno Lordo. Sebbene l’Italia resti tecnicamente sotto la soglia del 2% richiesta dai parametri Nato, la risalita appare vertiginosa se confrontata con l’ 1,3% registrato nel 2016.
Nell’arco dell’ultimo decennio la crescita reale della spesa italiana si attesta su un solido 57% evidenziando una priorità politica che travalica i diversi orientamenti governativi. Il Sipri solleva tuttavia dubbi sulla trasparenza contabile poiché alcuni progetti civili come il ponte sullo Stretto di Messina potrebbero rientrare impropriamente nelle voci di sicurezza.
L’Europa guida la riscossa bellica dei paesi occidentali
Il vecchio continente si conferma il principale motore della crescita mondiale con un aumento complessivo del 14% che ha portato il totale europeo a 864 miliardi. I paesi membri della Nato hanno investito collettivamente 559 miliardi di dollari mentre ben ventidue nazioni hanno finalmente superato la fatidica soglia del 2% del Pil.
La Germania guida questa accelerazione con un incremento del 24% raggiungendo i 114 miliardi di dollari per la prima volta dalla fine della guerra fredda. Anche la Spagna registra un balzo senza precedenti del 50% arrivando a 40,2 miliardi di dollari e superando obiettivi di spesa che restavano fermi dal 1994.
Economie di guerra e tensioni nel quadrante asiatico
Il conflitto tra Russia e Ucraina continua a drenare risorse immense con Mosca che dedica il 7,5% del proprio Pil alla difesa per 190 miliardi. Kiev risponde con un bilancio di 84,1 miliardi di dollari che rappresenta il 40% della sua intera ricchezza nazionale configurando una vera economia di guerra totale.
In Asia la Cina prosegue la sua espansione trentennale con un budget di 336 miliardi di dollari segnando un incremento del 7,4% su base annua. Il Giappone e Taiwan aumentano le difese rispettivamente del 9,7% e del 14% mentre l’India consolida la sua quinta posizione mondiale con 92,1 miliardi di dollari investiti.
Prospettive future per l’onere militare globale
Il Medio Oriente mantiene una spesa elevata di 218 miliardi nonostante la leggera flessione di Israele che spende comunque il 97% in più del 2022. L’onere militare globale ha ormai raggiunto il 2,5% della ricchezza prodotta nel mondo segnando il picco massimo registrato negli ultimi sedici anni di storia economica.
Gli esperti del Sipri prevedono che questa tendenza espansiva proseguirà certamente nel 2026 a causa delle crisi geopolitiche persistenti e dei nuovi obiettivi strategici. Le nazioni sembrano intenzionate a sostenere massicci programmi di riarmo a lungo termine per rispondere a un contesto internazionale dominato dall’incertezza e dagli scontri di potenza.
Di Dario Lessa
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