La truffa da 90 milioni: cosa nascondono

La grande beffa del finto Tricolore: la Guardia di Finanza stronca il business del "Made in China" travestito da eccellenza italiana

by Davide Cannata
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La truffa da 90 milioni: cosa nascondono

La grande beffa del finto Tricolore: la Guardia di Finanza stronca il business del “Made in China” travestito da eccellenza italiana

Le fiamme gialle del Comando Provinciale di Torino hanno sferrato un colpo durissimo al cuore della contraffazione che minaccia il prestigio del vero Made in Italy. Con un’operazione su vasta scala, è stato messo a segno un maxi sequestro di oltre 5,5 milioni di accessori destinati al mercato auto e moto, tutti recanti indebitamente l’etichetta dell’eccellenza italiana. Il valore complessivo dei beni, qualora fossero stati immessi sul mercato, è stato stimato in oltre 90 milioni di euro, una cifra che dà la misura dell’enormità della frode e del potenziale danno per l’economia e la sicurezza dei consumatori.

Il blitz e il nodo della sicurezza

L’intervento è scattato all’alba di venerdì 24 ottobre, a conclusione di indagini complesse che hanno portato alla luce una filiera di importazione e distribuzione di articoli prodotti principalmente in paesi asiatici. Questi accessori, che spaziavano dai piccoli ricambi ai componenti più strutturali, venivano poi re-impacchettati o etichettati in Italia in modo da far credere all’acquirente finale che fossero di origine nazionale, sfruttando indebitamente la fama e l’affidabilità del marchio italiano.

L’aspetto più preoccupante dell’intera vicenda, che va oltre il danno economico e l’inganno commerciale, è quello legato alla sicurezza. Tra i 5,5 milioni di articoli sequestrati, figurano infatti diecimila caschi da moto e cinquemila da bicicletta. Sottoposti a perizie tecniche disposte dall’Autorità Giudiziaria, questi dispositivi di protezione hanno rivelato gravi carenze strutturali e la totale assenza dei requisiti minimi di sicurezza previsti dalla normativa europea. Di fatto, erano prodotti non omologabili, mettendo a serio rischio l’incolumità di chi li avrebbe utilizzati, ignaro della loro provenienza e della scarsa qualità dei materiali.

Il commento delle Fiamme Gialle e le indagini future

Dalle prime indiscrezioni trapela un commento ufficioso degli inquirenti che definiscono l’operazione un successo strategico nella tutela delle produzioni nazionali. “Il contrasto alle filiere illecite del falso Made in Italy, assume un valore che travalica la pura tutela del marchio, diventando una battaglia per la sicurezza dei cittadini e la lealtà del mercato”. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, ora si concentrerà sull’identificazione completa e sulle responsabilità penali degli imprenditori e dei distributori coinvolti nella rete, che dovranno rispondere di frode in commercio e violazione della normativa a tutela del Made in Italy. Per ora, non sono stati diffusi i nominativi dei soggetti coinvolti, ma si preannunciano sviluppi nelle prossime ore.

A cura di Dario Lessa

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