Luxury Summit 2025: la politica non supporta il settore

Un contratto storico, ma manca il sostegno politico

by Davide Cannata
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Luxury Summit 2025: la politica non supporta il settore

Un contratto storico, ma manca il sostegno politico

Dal palco del Luxury Summit 2025 organizzato da Il Sole 24 Ore, Sergio Tamborini, presidente di Confindustria Moda, ha lanciato un forte richiamo alla politica, evidenziando la distanza tra le istituzioni e il comparto moda.
«Ieri abbiamo firmato un contratto significativo, ma non si è trattato di uno scontro tra parti contrapposte: eravamo uniti con i sindacati per un obiettivo comune», ha dichiarato riferendosi alla sottoscrizione definitiva del nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro valido dal 1° aprile 2024 al 31 marzo 2027, che chiude il percorso avviato con l’accordo dello scorso 11 novembre 2024.
Tamborini ha aggiunto: «La politica non riesce a gestire il nostro comparto, forse perché non ci comprende, forse perché non alziamo abbastanza la voce o perché mancano aziende guida come nel settore automobilistico con Stellantis».

Moda: un’industria strategica ma fragile

Tamborini ha voluto chiarire che «oltre alla bellezza delle passerelle, il nostro comparto garantisce un contributo di circa 30 miliardi alla bilancia commerciale italiana». Ha sottolineato il momento critico, con il settore manifatturiero in sofferenza per il quarto semestre consecutivo. La preoccupazione è concreta: perdere segmenti fondamentali della filiera.
Per questo motivo le aziende hanno scelto di rinnovare il contratto collettivo, un’azione che il presidente definisce «un gesto di coraggio: un miliardo di euro sul tavolo, attenzione a premi e salario differito».
L’accordo riafferma l’impegno comune di imprese e sindacati per difendere, rafforzare e rilanciare la filiera Tessile-Abbigliamento-Moda, formata da oltre 40.000 aziende e 400.000 lavoratori, per un giro d’affari annuale di circa 60 miliardi di euro.

Anche Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori e Moda, ha criticato la distanza istituzionale: «Quando ci confrontiamo con le istituzioni, spesso abbiamo l’impressione di parlare con chi non coglie le nostre urgenze. Servirebbe un dialogo alla pari». Ha poi evidenziato il tema della formazione: «Esiste una scuola del Made in Italy, ma mancano le scuole tecniche. Le associazioni investono, ma tocca a noi fare da motore».

Stefania Lazzaroni, direttrice generale di Fondazione Altagamma, ha ribadito l’impegno decennale dell’associazione nel formare nuovi talenti. «Da sei anni ci concentriamo sulla formazione tecnica con il progetto ‘adotta una scuola’», ha spiegato.

Capasa e Campara: serve un piano industriale, non solo creatività

Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, ha rilanciato: «Lo sviluppo della moda creativa passa attraverso il sostegno istituzionale. Non possiamo farcela senza un piano industriale, né a livello italiano né europeo».
Ha precisato che le regole attuali sono inadeguate: «L’Europa riconosce solo 12 categorie, mentre ne servirebbero almeno 60 per misurare impatti ambientali in modo realistico». Capasa ha chiesto norme più snelle per le piccole imprese: «La filiera sta investendo sulla sostenibilità, ma senza regole più accessibili, rischiamo di introdurre tecnologie come il 5.0 che resteranno inutilizzate».

Infine, Silvio Campara, amministratore delegato di Golden Goose, ha confermato che il piano di quotazione in Borsa resta in programma, nonostante la pausa dello scorso anno:
«Per fortuna, non è la nostra priorità. Ci interessa di più restare connessi ai consumatori», ha dichiarato a Radiocor durante il Summit.
«Siamo una realtà finanziaria e valorizzare i nostri asset è parte del lavoro: procederemo quando sarà il momento giusto». Ha concluso assicurando che «il progetto resta attivo al 100%».

A cura di Davide Cannata

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