Materie prime e sostenibilità: i trend del futuro

Dalla digitalizzazione dei prodotti al riuso dell'acqua, le dieci trasformazioni destinate a guidare il settore nel prossimo decennio

by Davide Cannata
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Materie prime e sostenibilità: i trend del futuro

Dalla digitalizzazione dei prodotti al riuso dell’acqua, le dieci trasformazioni destinate a guidare il settore nel prossimo decennio

Le guerre, l’instabilità energetica e la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento stanno trasformando il significato profondo dell’economia circolare. Il recupero di risorse idriche, energia e materiali si afferma sempre più come una necessità per la competitività industriale, la sicurezza delle forniture e l’autonomia economica, superando la sola dimensione ambientale. In questo contesto si inserisce l’indagine svolta dall’Osservatorio BrianzAcque, il cui gruppo di esperti ha esaminato e incrociato le principali ricerche mondiali per delineare l’evoluzione della circolarità nei prossimi dieci anni. Stando al recente rapporto pubblicato dall’istituto DataM Intelligence, il valore economico globale del settore passerà dai 166,95 miliardi di dollari previsti per il 2025 ai 491,35 miliardi di dollari entro il 2035, registrando un balzo del 194% con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’11,40%.

A commento di questi dati, Enrico Boerci, presidente e amministratore delegato di BrianzAcque, ha dichiarato: «La crescita del mercato globale stimata fino a quasi 500 miliardi di dollari dimostra che la sostenibilità è il più grande volano di investimenti del nostro secolo. Guerre, crisi energetiche e tensioni sulle materie prime ci stanno mostrando quanto possa essere rischioso dipendere dall’estero per risorse essenziali. In questo scenario, recuperare ciò che oggi viene sprecato non è più soltanto una scelta ambientale: significa ridurre i costi, recuperare valore e rendere più resilienti i nostri territori. È questa la grande opportunità dell’economia circolare: trasformare rifiuti, acqua, energia e materiali già utilizzati in nuove risorse economiche.»

Impatto economico, occupazione e lo scenario per l’Italia

La riflessione dell’organismo di analisi trova riscontro anche nel Global Critical Minerals Outlook 2026 dell’International Energy Agency, in cui si richiamano i pericoli legati all’elevata concentrazione delle forniture e ai limiti alle esportazioni. Per specifici elementi chiave, tra cui grafite, gallio e terre rare, più del 90% dei processi di raffinazione su scala planetaria fa capo a un unico paese. Pertanto, il riciclo dei componenti consente di mitigare l’esposizione agli shock esterni. A ciò si aggiunge il costo occulto dell’inefficienza: il Global Circularity Gap Report 2026, elaborato da Circle Economy assieme a Deloitte Netherlands, valuta in circa 25,4 trilioni di euro all’anno le perdite derivanti dall’adozione del modello economico lineare, una cifra pari a circa il 31% del PIL mondiale.

Il recupero di valore disperso garantisce benefici tangibili a famiglie e imprese. Le regolamentazioni stabilite dalla Commissione europea in materia di ecodesign ed etichettatura energetica potrebbero assicurare ai nuclei familiari un risparmio annuo stimato tra 473 e 736 euro entro il 2030. Per il mondo imprenditoriale, l’ottimizzazione dei consumi di risorse, acqua ed energia unita al prolungamento del ciclo di vita dei prodotti consente di abbattere gli sprechi e contenere la volatilità dei prezzi. L’impatto riguarda anche l’occupazione: nel documento Circular Economy, Trade and Employment, l’International Labour Organization calcola in 5,96 milioni i posti di lavoro, diretti e indiretti, connessi al commercio internazionale di beni riciclabili, riutilizzabili, rigenerati o realizzati con materie prime seconde (MPS).

Il tema risulta particolarmente significativo per l’Italia. Il Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, curato dal Circular Economy Network con ENEA, evidenzia una quota di utilizzo circolare dei materiali del 21,6%, a fronte di una dipendenza dall’estero per il 46,6% delle materie prime impiegate nei processi produttivi. Ridurre l’importazione di risorse primarie permette dunque di trattenere ricchezza all’interno dei confini nazionali. Parallelamente, la risorsa idrica riveste un ruolo cruciale: uno studio pubblicato nel 2026 dal Joint Research Centre della Commissione europea attesta il fabbisogno d’acqua in Europa tra 140 e 200 miliardi di metri cubi all’anno, trainato principalmente da agricoltura ed energia. In questa cornice, l’Osservatorio BrianzAcque propone un’integrazione tra ciclo idrico, gestione dei rifiuti e produzione energetica, trasformando i fanghi di depurazione in bioenergia, biometano, calore e fertilizzanti rinnovabili, oltre a promuovere il riutilizzo delle acque industriali e il recupero termico per il teleriscaldamento.

I 10 trend principali individuati dall’Osservatorio BrianzAcque

  1. Passaporto Digitale dei Prodotti (DPP): ciascun bene integrerà un’identità digitale consultabile tramite QR code, tag RFID e strumenti tecnologici di tracciamento. Questo sistema permetterà di verificare la composizione dei materiali, l’origine delle materie prime, l’impronta di carbonio e le istruzioni per la riparazione, il riuso e il riciclo, garantendo maggiore trasparenza nel mercato delle materie prime seconde.
  2. Intelligenza Artificiale applicata alla selezione automatizzata: l’impiego di AI, computer vision, deep learning e soluzioni robotiche d’avanguardia sta rivoluzionando le strutture per lo smaltimento e il recupero dei rifiuti. Gli algoritmi consentono di individuare e separare differenti polimeri plastici, metalli ferrosi e non ferrosi e componenti tessili con elevata precisione, migliorando la qualità dei materiali recuperati per l’industria.
  3. Simbiosi industriale tra acqua, rifiuti ed energia: si osserva una progressiva convergenza tra depuratori, impianti di trattamento rifiuti e infrastrutture energetiche. I fanghi derivati dai processi depurativi permettono la produzione di biogas e biometano, mentre il calore residuo può alimentare impianti di teleriscaldamento o altri cicli industriali, convertendo lo scarto di un settore in materia prima per un altro.
  4. Affermazione dei modelli Product-as-a-Service (PaaS): si assiste alla transizione dal concetto di proprietà a quello di utilizzo. Molte aziende scelgono di erogare la funzionalità garantita da un prodotto piuttosto che cederne il possesso. Mantenendo la responsabilità del bene, le imprese sono incentivate a realizzare manufatti duraturi, riparabili, aggiornabili e semplici da disassemblare.
  5. Automotive circolare e Battery Passports: la diffusione della mobilità elettrica rende centrale il recupero delle batterie. Aumentano le iniziative dedicate alla tracciabilità di minerali strategici come litio, cobalto e nichel, oltre alle prassi di remanufacturing dei componenti e alle applicazioni di second life, destinate allo stoccaggio energetico antecedente al riciclo finale.
  6. Upcycling dei polimeri e riciclo avanzato: al fine di superare i vincoli del riciclo meccanico tradizionale, crescono gli investimenti nelle tecnologie avanzate. Soluzioni quali pirolisi e depolimerizzazione consentono il recupero di valore anche dalle materie plastiche più articolate o contaminate, ampliando il volume di risorse riutilizzabili nei cicli produttivi.
  7. Ecodesign modulare e architettura disassemblabile: la sostenibilità parte dalla fase di progettazione. I prodotti vengono ideati considerando fin dall’inizio la manutenzione, la riparabilità e la gestione del fine vita, riducendo l’uso di colle permanenti o accoppiamenti multimateriale complessi e privilegiando elementi modulari e facilmente sostituibili.
  8. Valorizzazione delle acque di processo e circuiti industriali chiusi: nelle filiere ad alto fabbisogno idrico – quali tessile, chimica, cartaria e metallurgica – tecnologie di filtrazione a membrana e osmosi inversa consentono di depurare l’acqua utilizzata per reinserirla nel processo di produzione, riducendo i prelievi e la vulnerabilità agli eventi di stress idrico.
  9. Logistica inversa predittiva e digitalizzata: la gestione logistica deve governare con pari efficienza sia l’immissione dei beni sul mercato sia il ritorno di articoli obsoleti, imballaggi riutilizzabili e prodotti giunti a fine vita. L’uso di piattaforme cloud, sensoristica IoT e analisi predittive ottimizza questi flussi, garantendo alle aziende un flusso costante di materiali rigenerati.
  10. Bioraffinerie ed estrazione di bio-nutrienti dagli scarti organici: i rifiuti organici e i residui della filiera agroalimentare diventano la risorsa primaria per nuove lavorazioni. Attraverso processi biotecnologici si ricavano biometano, intermedi chimici, bioplastiche e componenti ad alto valore aggiunto destinate ai settori farmaceutico e cosmetico, trasformando l’impianto ambientale in una vera e propria bioraffineria territoriale.

In base a quanto evidenziato dall’Osservatorio BrianzAcque, la vera svolta dei prossimi anni risiede nel passaggio da un modello economico che sostiene costi per lo smaltimento dei rifiuti a uno che compete sul mercato per estrarne valore. Un’evoluzione in cui tutela dell’ambiente, sicurezza nell’approvvigionamento delle risorse, innovazione industriale e crescita economica del territorio convergono verso un unico obiettivo.

A cura della redazione

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