PIL pro capite: l’Italia raggiunge la Francia

by Financial Day 24
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PIL pro capite: l’Italia raggiunge la Francia

Ridotto il gap con Berlino

Un risultato economico degno di nota: secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat, il PIL pro capite italiano – calcolato in termini di parità di potere d’acquisto (PPA) – ha finalmente raggiunto quello della Francia, segnando un importante punto di svolta dopo anni di stagnazione. Parallelamente, il divario con la Germania si è ridotto sensibilmente, alimentando un rinnovato ottimismo sulla competitività e la resilienza dell’economia italiana. Per anni, l’Italia ha inseguito le sue controparti europee, penalizzata da una crescita anemica, un debito pubblico elevato e riforme strutturali lente a concretizzarsi. Ma il 2024 ha segnato un cambio di passo: grazie a una combinazione di politiche espansive, investimenti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e una buona tenuta dell’export, l’economia italiana ha mostrato segnali di accelerazione.

Il PIL pro capite in PPA dell’Italia ha toccato quota 102 rispetto alla media UE fissata a 100, lo stesso livello registrato dalla Francia. Solo tre anni fa, il valore italiano si aggirava intorno a 95, mentre quello francese era stabile attorno a 103–104. Anche se la Germania mantiene un vantaggio, il differenziale si è ristretto. Berlino, tradizionalmente locomotiva d’Europa, ha visto una frenata della propria crescita dovuta a una serie di fattori: rallentamento della domanda cinese, crisi del settore automobilistico, e la transizione energetica più costosa del previsto. Il PIL pro capite tedesco è sceso a 113 (sempre in PPA), rispetto al valore di 116 registrato nel 2022. L’Italia, dunque, si avvicina non solo in termini assoluti, ma anche relativi, accorciando un gap storico che sembrava difficilmente colmabile.

Le ragioni del sorpasso

Tra i fattori determinanti del recupero italiano si segnalano:

  • Crescita dei servizi ad alto valore aggiunto, soprattutto nel settore tecnologico e turistico;
  • Aumento dell’occupazione giovanile e femminile, spinta da incentivi mirati;
  • Digitalizzazione della PA e delle imprese, accelerata dai fondi europei;
  • Riforme nel settore della giustizia e del lavoro, che hanno migliorato il clima per gli investimenti.

Nonostante i progressi, l’economia italiana resta esposta a vulnerabilità: l’alto debito pubblico, le disuguaglianze territoriali e la bassa natalità rappresentano ostacoli strutturali. Inoltre, la sostenibilità della crescita dipenderà dalla capacità di rendere strutturali i risultati ottenuti, evitando che il rilancio sia solo congiunturale. Il sorpasso sulla Francia e l’avvicinamento alla Germania hanno un valore più che simbolico. Segnalano un riequilibrio degli assetti economici in Europa e danno all’Italia maggiore credibilità nei tavoli europei, specialmente in vista della prossima riforma del Patto di Stabilità. Se la traiettoria sarà mantenuta, l’Italia potrà ambire a un ruolo ancora più centrale nel definire le strategie economiche dell’Unione. Dopo anni di rincorsa, il Belpaese torna finalmente a correre.

A cura di Dario Lessa
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