Strisce blu, i costi del parcheggio in Italia: dai record di Milano ai minimi di Campobasso
La giungla dei parcheggi urbani: un viaggio tra rincari e strategie locali
Attraversare i centri storici italiani a bordo di un’automobile somiglia sempre più a un percorso a ostacoli dove la sosta rappresenta la sfida finale. Chi cerca un posteggio tra le strisce blu deve prepararsi a un esborso che varia in modo drastico a seconda della latitudine geografica selezionata. Un’analisi recente condotta dal Sole 24 Ore rivela che le differenze tariffarie tra i vari capoluoghi possono toccare punte incredibili pari a sedici volte il prezzo minimo. Mentre in alcune realtà come Campobasso e Cagliari bastano cinquanta centesimi per un’ora di sosta, le metropoli del nord impongono costi decisamente più proibitivi.
Milano la più cara
Milano si conferma come la regina indiscussa del caro parcheggio con un sistema complesso che divide il territorio comunale in tre grandi aree distinte. Il cuore della città richiede un pagamento di tre euro ogni sessanta minuti con un limite massimo di permanenza fissato a sole due ore totali. La situazione diventa ancora più estrema in via del Burchiello, nella zona residenziale di Pagano, dove si registra il record nazionale assoluto di otto euro orari. Spostandosi verso la cerchia filoviaria il prezzo scende a due euro, mentre nelle zone periferiche la tariffa scivola fino a un euro e venti centesimi.
Le altre città
Bologna adotta una strategia simile per contrastare il traffico cittadino imponendo una cifra di tre euro e novanta centesimi all’interno della cerchia del Mille. La differenza con le zone esterne risulta evidente poiché in periferia il costo crolla drasticamente a poco più di un euro per ogni ora. Anche Firenze sceglie di penalizzare la sosta prolungata applicando un aumento automatico del prezzo a partire dalla seconda ora di occupazione dello stallo pubblico. In centro la prima ora richiede due euro e quaranta centesimi, ma le ore successive subiscono un incremento che porta la quota a tre euro tondi.
Torino organizza il proprio spazio urbano attraverso quattro macro zone tariffarie che partono dai due euro e ottanta centesimi previsti per la zona a traffico limitato. Gli automobilisti torinesi possono però usufruire di tariffe smart più vantaggiose che riducono il peso della sosta a un euro e venti nelle zone meno centrali. Sorprende invece la Capitale che mantiene prezzi relativamente contenuti nonostante la cronica difficoltà nel reperire posti liberi tra i monumenti e i ministeri del centro. A Roma il costo base si attesta su un euro all’ora fuori dalla Ztl, salendo leggermente a un euro e venti per le aree centrali.
Genova chiude questo quadro nazionale con un sistema frazionato che parte da un euro e trenta centesimi ma prevede incrementi progressivi fino alla terza ora di sosta. Per le amministrazioni comunali queste entrate rappresentano ossigeno puro per i bilanci ma servono ufficialmente come leva per garantire il ricambio costante dei veicoli fermi. La complessità dei regolamenti locali rende però difficile la vita ai turisti che spesso si ritrovano disorientati tra app di pagamento e limiti di tempo. Le strisce blu diventano così uno strumento di politica economica che modella quotidianamente il volto delle nostre città.
A cura di Dario Lessa
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