Ponte sullo Stretto: tre indagati per corruzione a Roma

Sotto inchiesta l'ex presidente della Corte dei Conti Tommaso Miele e l'ex consigliere della Spa, scossi i mercati e i piani finanziari dell'opera

by Dario Lessa
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Ponte sullo Stretto: tre indagati per corruzione a Roma

Sotto inchiesta l’ex presidente della Corte dei Conti Tommaso Miele e l’ex consigliere della Spa, scossi i mercati e i piani finanziari dell’opera

Le grandi infrastrutture italiane tornano a tremare sotto il peso delle indagini giudiziarie, minando la fiducia degli investitori in un momento cruciale per il Paese. La Procura di Roma ha iscritto tre persone nel registro degli indagati per i reati di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio. Al centro del ciclone si trova il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera titanica da oltre 13,5 miliardi di euro che rappresenta circa lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo nazionale. I carabinieri del Ros hanno eseguito decreti di perquisizione a Roma, Frosinone e Reggio Calabria, sequestrando numerosi dispositivi elettronici e documenti cartacei.

Gli indagati e il tentativo di condizionare la Corte dei Conti

Il centro dell’inchiesta ruota attorno al tentativo di condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sul progetto definitivo dell’infrastruttura. Tra gli indagati figurano l’ex presidente aggiunto della magistratura contabile Tommaso Miele, l’imprenditore Vincenzo Virgiglio e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già membro del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa. Secondo gli inquirenti capitolini, i privati avrebbero avvicinato il giudice promettendo appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il pensionamento. Gli analisti finanziari temono che questo stop giudiziario possa far lievitare i costi di gestione del progetto di un ulteriore 5% a causa dei ritardi burocratici.

La Procura contesta dinamiche precise e inquietanti, descrivendo un sistema di scambi informativi che mina l’imparzialità degli organi di controllo dello Stato. I magistrati affermano in una nota ufficiale che i due intermediari volevano “condizionare” l’esame della Corte in favore della Stretto di Messina Spa. Le indagini della magistratura svelano che i partner privati avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo. In cambio di futuri incarichi, il giudice indagato avrebbe fornito costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della Camera di Consiglio.

Le ripercussioni economiche e i paragoni con il Mose

Le ripercussioni economiche di questa indagine potrebbero riflettersi sul costo del debito legato ai futuri green bond che avrebbero dovuto finanziare il 40% dell’opera. L’accusa evidenzia che il magistrato avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre una memoria tecnica da consegnare al commercialista della società. In cambio di questo aiuto, l’alto magistrato manifestava “l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata”. Questo scenario evoca i passati scandali del Mose di Venezia, dove i costi finali crebbero del 120% rispetto alle stime iniziali a causa della corruzione sistemica.

Il rischio per i cantieri e i fondi europei

L’impatto sul general contractor e sulla stessa società pubblica rischia di bloccare l’erogazione dei fondi europei, che coprono una quota significativa del piano finanziario. Gli inquirenti analizzeranno ora il materiale sequestrato per verificare la valenza probatoria e quantificare l’eventuale danno erariale già causato dalle condotte illecite. Se le accuse venissero confermate, il rischio di un blocco dei cantieri aumenterebbe del 35%, congelando investimenti privati che avrebbero dovuto creare circa settemila posti di lavoro diretti nell’edilizia pesante. Il mercato attende ora i primi riscontri dei Ros per capire se l’opera simbolo del Mezzogiorno subirà una definitiva battuta d’arresto finanziaria.

Di Dario Lessa

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