L’evoluzione del cybercrime e le sfide per il mercato globale
Uno sguardo ravvicinato sulle contromisure strategiche adottate dai leader del settore per proteggere la continuità operativa del business
Il cybercrime è destinato a diventare una delle principali minacce per l’economia mondiale: entro i prossimi cinque anni potrebbe arrivare a costare fino a 1 trilione di dollari al mese, con un incremento del +1100% rispetto al 2026. In questo scenario, la cybersecurity si afferma come una priorità strategica per il 74% delle aziende italiane, mentre il mercato globale della sicurezza informatica supererà i 308 miliardi di dollari nel 2026 (+11,8%). Tuttavia, il report Richmond-Doxa evidenzia una forte disparità: le grandi imprese con oltre 500 milioni di fatturato investono in modo significativo nella cyber resilience, mentre le realtà sotto i 25 milioni restano più esposte.
Cybersecurity e investimenti: il divario tra grandi e piccole imprese
Nel contesto digitale attuale, la vera differenza non riguarda più chi subisce un attacco, ma chi riesce a reagire rapidamente limitando i danni. Gli attacchi informatici possono bloccare intere filiere produttive e rallentare la crescita economica di interi Paesi, rendendo la cyber resilience un elemento centrale nella governance aziendale. Secondo i dati di Noesis – Richmond Executive Observatory con BVA Doxa e Ipsos Doxa, tre aziende su quattro considerano la sicurezza informatica fondamentale per il futuro. Le grandi imprese mostrano livelli elevati di protezione, mentre le piccole registrano un ritardo significativo sia in termini di digitalizzazione che di difesa.
La spesa globale in sicurezza continuerà a crescere rapidamente: dopo aver superato i 308 miliardi di dollari nel 2026, è prevista una salita fino a 430 miliardi entro il 2029 (+39,6%). A trainare questo sviluppo sono gli investimenti in piattaforme integrate basate sull’intelligenza artificiale, che rappresenta al tempo stesso una risorsa e una minaccia. Il 77% delle organizzazioni utilizza già l’AI a scopo difensivo, ma anche i cybercriminali ne fanno ampio uso per attacchi automatizzati su larga scala.
Il ruolo del fattore umano nella cyber resilience
Durante la Spring Edition del Richmond Cyber Resilience Forum 2026 a Rimini, esperti e manager hanno sottolineato come la sicurezza non sia più solo una questione tecnologica. “Proteggere un’azienda oggi non significa più arroccarsi dietro un muro digitale sperando di essere impenetrabili, significa accettare il rischio e strutturarsi per resistere all’impatto”, ha spiegato Claudio Honegger, amministratore unico di Richmond Italia, evidenziando come la resilienza sia ormai cruciale per la continuità del business.
Al centro del dibattito anche il ruolo decisivo delle persone: il fattore umano rappresenta sia un punto vulnerabile sia una risorsa strategica. Roberto Bonzio, giornalista e ideatore di Italiani di Frontiera, ha posto l’accento sulla necessità di sviluppare una nuova consapevolezza digitale: “Cittadinanza digitale significa essere cittadini consapevoli delle opportunità e dei rischi dell’utilizzo di tutti gli strumenti del digitale”. Un approccio basato su pensiero critico, metodo e capacità di mettere in discussione le informazioni diventa essenziale nell’era dell’AI.
Le cinque strategie adottate dalle aziende italiane
Secondo il Noesis – Richmond Executive Observatory con BVA Doxa, le aziende italiane stanno adottando diverse misure per rafforzare la propria cyber resilience:
Conformità normativa e standard di sicurezza (69%): adeguamento a regolamenti e framework come GDPR, ISO 27001 e NIS2 per garantire una solida governance.
Soluzioni ransomware (67%): implementazione di backup e piani di risposta per contenere gli attacchi.
Formazione del personale (63%): programmi dedicati alla sicurezza informatica per dipendenti e collaboratori.
Controllo degli accessi e protezione tecnica (58%): utilizzo di autenticazione multifattore e sistemi di crittografia avanzata.
Vigilanza attiva e rilevamento delle minacce (57%): monitoraggio costante delle infrastrutture tramite strumenti avanzati.
Solo il 5% delle aziende dichiara di non adottare alcuna di queste strategie. Come sottolineato da Honegger, “nell’era dell’intelligenza artificiale, la tecnologia da sola non basta: serve un’intelligenza sempre più umana”, ribadendo che la resilienza nasce dall’integrazione tra competenze, visione critica e capacità di adattamento.
A cura della redazione
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