In Italia in forte crescita il numero di pensionati
Ci sono 149 occupati ogni 100 pensionati
È molto diffuso il pensiero che Italia è sempre più un Paese di pensionati e sempre meno di cittadini produttivi. In effetti il quadro tracciato dalla Cgia di Mestre è piuttosto allarmante. Le proiezioni demografiche indicano che, entro i prossimi dieci anni, la popolazione in età lavorativa presente in Italia diminuirà di quasi 3 milioni di unità, precisamente 2.908.000 di persone. All’inizio del 2025 questa fascia demografica contava 37,3 milioni di persone; si prevede che la platea nel 2035 scenderà a 34,4 milioni. Tale calo è attribuibile al progressivo invecchiamento della popolazione: con un numero sempre più ridotto di giovani e un consistente gruppo di lavoratori prossimo all’uscita dal mercato del lavoro per raggiunti limiti d’età, il nostro Paese rischia lo “spopolamento” della coorte anagrafica potenzialmente occupabile. Va sottolineato che tutte le 107 province italiane monitorate in questo studio registreranno entro il prossimo decennio una variazione assoluta negativa, confermando che il fenomeno colpirà indistintamente tutte le aree del Paese. L’analisi è stata realizzata dall’Ufficio studi della Cgia che ha elaborato le previsioni demografiche dell’Istat. Tutto questo partendo dal rapporto tra numero di lavoratori e di pensionati, che ormai, secondo gli ultimi dati disponibili (di fine 2023), è solo di 1,49. Questo vuol dire che ci sono 149 occupati ogni 100 pensionati, mentre in Germania, altro Paese con altissima età media, sono 179 e in Spagna ancora di più, 204.
A livello di territorio tra quelli che al Nord risultano più in sofferenza c’è il Veneto (con un calo di 238.745 unità che in percentuale valgono il 7,8% della potenziale forza lavoro della regione) e più in generale il Sud Italia. Dei 3 milioni di persone in meno che occuperanno la fascia anagrafica tra i 15 e i 64 anni, la metà interesserà le regioni del Sud. Lo scenario più critico investirà la Sardegna che entro il prossimo decennio subirà una riduzione di questa platea di persone del 15,1 per cento (-147.697 persone). Seguono la Basilicata con il -14,8 per cento (-49.685), la Puglia con il -12,7 per cento (-312.807), la Calabria con il -12,1 per cento (-139.450) e il Molise con il -11,9 per cento (-21.323).
Per contro, le regioni meno interessate da questo fenomeno saranno il Trentino Alto Adige con il -3,1 per cento (-21.256) la Lombardia con il -2,9 per cento (-189.708) e, infine, l’Emilia Romagna con il -2,8 per cento (-79.007). A livello provinciale, invece, la flessione più importante si verificherà a Nuoro con il -17,9 per cento. Seguono la Sud Sardegna con il -17,7, Caltanissetta con il -17,6, Enna con il -17,5 e Potenza con il -17,3. In valore assoluto la provincia che subirà la perdita più importante è Napoli con -236.677 persone. Tra le province meno interessate dalla contrazione segnaliamo Bologna con il -1,4 per cento, Prato con il -1,1 e, infine, Parma con il -0,6.
A cura di Dario Lessa
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