Pasta italiana sotto attacco: dazio Usa al 107%
Il provvedimento antidumping contro Garofalo e La Molisana apre una fase critica per l’export agroalimentare
La decisione del Dipartimento del Commercio statunitense di imporre un dazio del 107% sulla pasta italiana rappresenta un passaggio delicato per gli equilibri commerciali tra Italia e Stati Uniti. L’extra-tariffa, motivata da un’indagine antidumping che ha coinvolto i marchi Garofalo e La Molisana, introduce un livello di protezionismo che rischia di compromettere seriamente la competitività della filiera tricolore in uno dei mercati esteri più rilevanti. Perché il 107 %? La decisione del Dipartimento del Commercio statunitense di imporre un dazio antidumping del 91,74%, da sommarsi al già vigente 15%, porta l’imposizione complessiva a circa il 107% sul prezzo della pasta italiana destinata al mercato americano.
Nel valutare l’effetto economico di questa misura, è cruciale inquadrare la dimensione del business della pasta italiana su scala globale e il peso specifico del mercato statunitense. Nel 2024 l’Italia ha esportato oltre 2,4 milioni di tonnellate di pasta, pari al 58% della produzione nazionale, per un valore di circa € 4,02 miliardi (+4,8% anno su anno). Di questi volumi, il flusso verso paesi extra-UE rappresenta circa il 37,1%, ovvero quasi 900.000 tonnellate.
Il mercato statunitense, tradizionalmente considerato tra i principali sbocchi oltre Atlantico, ha anche un rilievo strategico: negli ultimi dati disponibili, l’export agroalimentare italiano verso gli USA – non soltanto pasta – ha sfiorato 7,8 miliardi di dollari nei primi undici mesi del 2024, con un incremento del 17,4% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Per quanto riguarda direttamente la pasta, la stima riferita da fonti italiane segnala che nel 2024 le vendite di pasta Made in Italy verso gli Stati Uniti hanno raggiunto € 671 milioni.
Questa cifra posiziona gli Stati Uniti come il secondo mercato per le esportazioni di pasta italiana, subito dietro la Germania.
L’impatto potenziale del dazio del 107% è gravissimo: le imprese che basano una quota significativa del loro fatturato sull’export statunitense – in particolare Garofalo e La Molisana, ma non solo – potrebbero vedere cancellata la redditività su quei volumi. I margini, già compressi nei mercati internazionali, rischiano di andare in negativo, rendendo difficile sostenere costi fissi, investimenti e strategie di crescita.
Una perdita severa di quote di mercato negli USA può innescare un effetto domino: riduzione di produzione, possibile ridimensionamento industriale, e una frenata nelle attività di internazionalizzazione delle imprese italiane nel settore.
La Farnesina e il Masaf hanno già avviato un’azione coordinata a livello diplomatico, nella prospettiva di contestare la decisione in sede multilaterale e di inserire il dossier nelle agende negoziali bilaterali. L’Italia mira a evitare che il caso si trasformi in un precedente capace di minare la credibilità del Made in Italy agroalimentare.
A cura di Dario Lessa
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