Teoria del complotto: dopo i “novax” arrivano i “no chip”

Taglierini, falsità documentali e teorie infondate: esplode il fenomeno della manomissione delle carte d'identità elettroniche per la paura del tracciamento

by Dario Lessa
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Teoria del complotto: dopo i “novax” arrivano i “no chip”

Taglierini, falsità documentali e teorie infondate: esplode il fenomeno della manomissione delle carte d’identità elettroniche per la paura del tracciamento

Dopo la stagione dei movimenti scettici legati ai vaccini, il panorama delle teorie cospirazioniste italiane si arricchisce di un nuovo e bizzarro capitolo che sta facendo scattare l’allarme tra le forze dell’ordine. Nelle ultime settimane, infatti, i riflettori si sono accesi sul fenomeno dei cosiddetti “no chip”, cittadini convinti che la carta d’identità elettronica contenga dispositivi di geolocalizzazione segreti e pronti a tutto pur di neutralizzarli. La pratica consiste nell’utilizzare un comune taglierino per estrarre con violenza il microprocessore contactless inserito nel documento, nella vana speranza di sfuggire a un ipotetico controllo costante da parte delle autorità statali.

Un’onda che proviene dalla Germania

La tendenza non nasce spontaneamente nel nostro Paese, ma arriva direttamente dalla Germania, come dimostrano chiaramente i numerosi video tutorial che circolano sulle principali piattaforme social e che spiegano passo dopo passo come mutilare il documento. L’epicentro italiano di questa ondata si registra in Alto Adige, dove l’Arma dei carabinieri ha già deferito all’autorità giudiziaria quattro persone sorprese con tessere gravemente danneggiate. Particolarmente attiva è stata la compagnia di Egna, piccolo comune della provincia autonoma di Bolzano, che ha intercettato i primi soggetti dediti a questa singolare forma di sabotaggio fai da te.

Gli episodi non rappresentano tuttavia casi isolati confinati a una singola vallata, ma delineano una tendenza in espansione che preoccupa seriamente gli operatori della sicurezza locale. Come confermato ai microfoni di Rai Südtirol da Christian Carli, presidente delle polizie locali in Alto Adige, episodi analoghi si sono verificati con frequenza anche in Val Venosta, coinvolgendo prevalentemente fasce di popolazione giovane ma senza risparmiare adulti di età più matura. Emblematico è il caso recente di un uomo di quarantasette anni che si è presentato spontaneamente alla stazione dei carabinieri di Laives per sbrigar pratiche burocratiche, mostrando inconsapevolmente un documento privo del componente essenziale. Durante le verifiche di rito, i militari hanno immediatamente riscontrato l’asportazione volontaria del microchip, procedendo al sequestro immediato della tessera e alla conseguente denuncia per il reato di falsità materiale commessa da privato.

Segnalazioni in aumento

Il fenomeno sta rapidamente varcando i confini provinciali, richiamando l’attenzione dei comandi territoriali in diverse altre regioni d’Italia, dove si registra una crescita costante di segnalazioni simili. Gli inquirenti precisano tuttavia che, accanto ai seguaci della teoria del complotto, in alcuni casi la rimozione viene operata da organizzazioni criminali dedite alla contraffazione documentale, le quali riutilizzano i componenti originali per fabbricare falsi documenti di riconoscimento da immettere nel mercato nero.

Dal punto di vista tecnico e giuridico, le convinzioni dei sostenitori del movimento poggiano sul nulla, poiché il microprocessore integrato custodisce esclusivamente le informazioni anagrafiche e i dati biometrici del titolare, necessari esclusivamente per accelerare le verifiche d’identità e facilitare l’accesso ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione. Il dispositivo elettronico non possiede alcuna capacità di trasmissione dati a distanza e risulta totalmente incapace di tracciare i movimenti o geolocalizzare il cittadino che lo trasporta nel portafoglio. Oltretutto, come ricorda con fermezza Christian Carli, manomettere la carta d’identità non rappresenta una semplice marachella o un atto di ribellione simbolica, bensì un vero e proprio reato penale che espone i trasgressori a pesanti conseguenze giudiziarie.

Di Dario Lessa

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