Emporio Armani nomina Dario Vitale direttore creativo

Prima figura esterna al controllo di Emporio Armani: la scelta punta a rafforzare la redditività del marchio e il comparto accessori

by Davide Cannata
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Emporio Armani nomina Dario Vitale direttore creativo

Prima figura esterna al controllo di Emporio Armani: la scelta punta a rafforzare la redditività del marchio e il comparto accessori

Il Gruppo Armani compie un passaggio senza precedenti nella storia della moda italiana: per la prima volta nella vicenda della maison di Milano, la guida creativa di una linea fondamentale viene affidata a una figura esterna alla famiglia fondatrice. Con effetto immediato, Dario Vitale assume il ruolo di direttore creativo di Emporio Armani, affiancandovi la direzione stilistica degli accessori della linea Giorgio Armani. Questa nomina segna un momento di piena maturità per l’impero fondato da Giorgio Armani, con l’obiettivo di unire la salvaguardia della tradizione aziendale a un nuovo slancio contemporaneo, all’interno di un naturale ricambio generazionale.

Nato nel 1981 come laboratorio aperto alla sperimentazione democratica, alla vitalità urbana e alla freschezza espressiva, il marchio dell’aquilotto accoglie una visione esterna per confermare la propria vicinanza alle generazioni contemporanee. Nel medesimo contesto, la gestione degli accessori per Giorgio Armani assegna al designer un settore strategico: nel mercato del lusso globale, la pelletteria e le calzature costituiscono la leva primaria per la redditività economica e la fidelizzazione del pubblico, oltre a definire un’identità visiva capace di combinare il rigore formale della prima linea con l’irriverenza ricercata del prêt-à-porter.

Il percorso professionale di Dario Vitale nell’alta moda

Originario della Campania e nato nel 1983, il designer possiede una profonda preparazione tecnica unita a una sensibilità raffinata per il gusto contemporaneo. Dopo aver completato gli studi in fashion design all’Istituto Marangoni di Milano nel 2006, ha iniziato il percorso professionale da Dsquared2 per poi trasferirsi da Bottega Veneta sotto la guida di Tomas Maier, perfezionando una meticolosa attenzione per i materiali di pregio e l’alto artigianato. La consacrazione internazionale è maturata durante i quattordici anni trascorsi all’interno del gruppo Prada al fianco di Miuccia Prada: come design director di Miu Miu, Vitale è stato tra i principali artefici di un rilancio globale caratterizzato da proporzioni audaci, maglieria iconica e accessori diventati oggetti di culto. Nell’aprile 2025 è stato nominato chief creative officer di Versace per raccogliere l’eredità di Donatella Versace, misurandosi con un’estetica esuberante ed energica. Nonostante la brevità di tale incarico, terminato a seguito di riassetti societari, Vitale ha confermato versatilità e freddezza nel gestire le aspettative delle grandi maison internazionali.

La sinergia creativa e il debutto verso la primavera/estate 2027

La nuova fase si inserisce in una transizione concepita per tutelare l’identità del marchio in piena collaborazione con le figure storiche dell’azienda, vedendo Dario Vitale operare a stretto contatto con Silvana Armani, responsabile dello stile donna, e Leo Dell’Orco, alla guida dello stile uomo. L’obiettivo condiviso dai vertici stilistici è quello di mantenere viva la fiamma originale dell’aquilotto di Emporio attraverso uno sguardo cosmopolita capace di interpretare l’epoca attuale con autenticità, mentre lo stesso Vitale ha chiarito di voler affrontare questa sfida con un’attitudine orientata alla costruzione, valorizzando le radici solide edificate in decenni di storia.

I primi effetti di questa impostazione si riflettono già nel calendario: la collezione primavera/estate 2027 di Emporio Armani, disegnata da Silvana Armani e Leo Dell’Orco, sarà svelata durante la settimana della moda milanese con una presentazione dedicata che sostituirà la classica sfilata, preparando il terreno per il debutto ufficiale della direzione stilistica di Dario Vitale. Di fronte al patrimonio storico di re Giorgio, il nuovo direttore si trova dinanzi a un compito ambizioso: tutelare l’eleganza sussurrata, le silhouette decostruite e le cromie polverose tipiche del Made in Italy, trasmettendo la freschezza e la forza narrativa indispensabili per coinvolgere le generazioni future.

A cura della redazione

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